lunedì 28 luglio 2014

Torre d'Ovarda - imprevisti e misticismi

La Torre d'Ovarda.

Che mina!

Doveva essere una piacevole alpinata di "allenamento" per tornare a masticare roccia e invece... si è rivelata un viaggio mistico! Tornato a casa con le ossa (psicologicamente) rotte.

Dopo un periodo di stop per il ginocchio gigio, decido finalmente di testarlo e con il solito socio iniziamo a inquadrare una gita relativamente facile, che almeno sulla carta non dovrebbe presentare grosse sorprese (errore!).



Dalla Ciama alle Levanne.



In uno dei nostri discorsi monotematici di pochi giorni fa:

Gianni: "cazzo ho voglia di nepal" -> traduco: per nepal il forte Valgioiese intende gli scarponi da montagna.
IO: "hai voglia di mettere il cazzo nei nepal? Non so se funziona".
Gianni: "Intendo di fare gita".
Ovviamente mi trova pronto.
IO:"Torre d'Ovarda, cresta integrale PD+, domenica meteo buono, che dici ?"
Gianni: "Me gusta, PD saliamo slegati."

E giù di discorsi da bar delle serie "AHAH noi i PD ce li mangiamo a colazione, AHAH faremo varianti per cercare difficoltà, salgo con un braccio dietro la schiena, non portiamo la corda, AHHH IO su di lì salgo in bici!" ecc ecc.

Val di Viù.

Il sabato sera il Gianni sonda il terreno: "Deiv, se non te la senti non fa niente domani vado in bici ad immolarmi".IO: "ma vaff, mica sono come te che mi tiri pacco perché la sera prima devi schiacciare. Mal che vada se c'è figa mi fermo all'Alpe d'Ovarda".


La mole...

L'alpinata non parte proprio sotto i migliori auspici. Cazzata: vado a dormire alle 3:30. Appuntamento col Gianni alle 5:30 da me. Alle 5:15 arriva (il solito) messaggio:

"Non è suonata la sveglia, tardo di 10 minuti. Tiratene una mentre aspetti."
Partiamo alle 6:00, il ritardo è ben oltre i 10 min.

Senza guai ulteriori raggiungiamo l'alpe d'ovarda, dove furbi ne combiniamo un altra: "il sentiero è per i patacchini, saliamo su diritti lungo il torrente, facciamo prima". 1 ora e passa per fare 100 metri di D+, tra arbusti di 2 metri, brunsei, guadi, zecche, zanzare e buchi seminascosti dove fracassarsi le già fracassate ginocchia. Dopo l'ennesima cazzata decidiamo di proseguire sul sentiero.

Fuori dalla selva assassina il panorama è veramente super: La torre è enorme davanti a noi e la vista sulla bassa valle spazia fino alla collina di Torino. Fisicamente provati raggiungiamo il Colle Paschiet dove si apre una magnifica finestra sui massicci delle alpi di Lanzo e del Granpa. Foto e pausa merenda d'obbligo. 

Il Gianni nel suo ambiente: placche luride

Subito sopra al colle attacca la cresta dell'Ovarda. Dalle relazioni lette sappiamo di non doverla attaccare in pieno a causa delle difficoltà, ma di tagliare leggermente a sx per poi portarsi sul filo di cresta. Più che una vera e propria cresta ci troviamo davanti ad un versante ricco di canaloni e crestine che terminano più o meno in alto. Visto l'ambiente e la presenza di tantissimi stambecchi sulle rocce, ci mettiamo subito il casco al colle. As sa pa mai...

Dopo aver risalito gli smasciumi iniziali, attacchiamo una cinquantina di metri di rocce lisce appoggiate, facili ma assolutamente da non sottovalutare. Siamo slegati, ma forse era meglio prepararsi già alla base, anche se è praticamente impossibile (e lo scopriremo a nostre spese più tardi) assicurarsi su quel tipo di terreno.

Qui commettiamo l'errore più grosso della giornata, ci teniamo troppo verso sx lontani dal filo di cresta principale, puntando a 2600m ad una seconda cresta che a noi sembra portare diretta in vetta, con difficoltà relativamente basse,  allineate con quelle delle relazioni. Una volta legati, partiamo in corserva. I primi metri volano via veloci su roccia molto lichenata, difficoltà tranquille almeno fino ad un primo gendarme, dove preferisco farmi assicurare da sotto. Qui iniziamo ad essere dubbiosi:

"Vabbè che non ne abbiamo, ma proprio un PD+ sta roba non mi sembra, questo non è meno di un 3o". 


Primi tiri... luridi!
Vista la posizione ci sembra comunque meglio salire, magari più in alto riusciamo a tagliare e riportarci sulla strada giusta. Il gendarme successivo lo attacca il Gianni, qui capiamo definitivamente che non siamo nel giusto. 20 m tosti, Gianni attacca un camino luridissimo e strapiombante, si sposta verso sx su lame staccate e si infila in un secondo camino dove lo zaino non passa. 20 m appunto, ma tanto tanto tempo per aprirlo. Di sicuro su sto terreno noi non siamo in grado di procede in conserva e quindi altro tempo perso ad attrezzare soste che per fortuna si riveleranno ben fatte.


Tocca a me, recupero il materiale e risalgo il camino iniziale, veramente verticale.

Volo della madonna.

Mentre sto per caricare si stacca tutta la roccia che tenevo saldamente in mano, pensavo che la lama di roccia fosse sicura, invece è tutta microfessurata e si stacca come una sfoglia. Pianto una fiondata di diversi metri, non mene accorgo neanche tanto è stato improvviso e veloce il distacco della roccia. Non essendo proprio a plomb sotto alla sosta la caduta mi porta nel vuoto e poi a sbattere violentemente contro la parete. L'imbrago mi ha strozzato una gamba e ho penso sensibilità ad un piede.

Fortuna che la sosta ha tenuto.
 Il buon Gianni, che mi assicura con il mezzo barcaiolo sente solo che tutto va in super tensione e il sottoscritto che bestemmia poco sotto. Dopo una pausa per capire se la mia meccanica ne ha risentito, riparto poco convinto e faticando, soprattutto per la sicurezza persa,
lo raggiungo proseguendo per il prossimo risalto, una bellissima fessura di svariati metri che termina forse, non capiamo, sotto ad un tetto aggirabile a sx.
Sembra facile.. ma è un bel casino!
Ormai siamo consci che abbiamo sbagliato tutto, non siamo sulla cresta giusta, le difficoltà sono troppo elevate (per noi) oltre al rischio indotto dalla qualità della roccia che metro dopo metro è sempre più marcia. Compaiono anche le prime tracce d'acqua, probabilmente verglas della notte che si sta sciogliendo. Vogliamo salire ancora un po', cercando una via per tagliare a dx il più possibile.

La fessura mi mette seriamente alla prova: è troppo larga, non riesco ad incastrarmi, sono obbligato a salirla in dulfer. Se con le scarpette avrei avuto l'aderenza giusta, con gli scarponi è un viaggio! Come un gatto la sgommo tutta dal principio alla fine. Cazzo, prima gita e mi gioco tutti i jolly del 2014!
Anche se ho ancora corda sono troppo provato e preferisco recuperare il Gianni e farlo proseguire.

Incastrato


Sto patendo di più la Torre d'Ovarda che non la Rosencrantz sulla Mondrone!

Il tiro successivo è la fine dell'avventura... in salita almeno. Il Gianni non se la sente, rocce troppo instabili e difficoltà sempre alte. Io non ci provo neppure, abbiamo 500 metri di parete sopra e impieghiamo 30 minuti per fare 30 metri. In aggiunta da lì in avanti la ritirata diventa sempre più complicata. L'idea di risalire per beccare la via giusta si è rivelata un azzardo eccessivo. Basta così, scendiamo.


Peccato che da qui in avanti la gita sfocerà nell'epico! 

Gattonando...



Il Gianni esplora l'ultimo tiro...
Da sopra la fessura non possiamo calarci senza abbandonare dei friend. Decido di tentare uno spostamento a dx, su di una placconata liscia (tanto ormai  gattono che è un piacere!) che porta ad una piccola cengia da cui forse si riesce a calarsi su cordini da lascio. Ci va di culo, riesco a fare sosta su di uno spuntone incastrando un cordone. Preferiamo comunque disarrampicare con l'altro che pian piano cala in sicurezza. 

La prima calata va quasi bene, Gianni scende, io invece devo risalire e poi ridiscendere causa corda incastrata. E' la fiera dello spuntone, la corda fa attrito ovunque. Raggiungiamo una specie di camino dove forse becchiamo quella che doveva essere la via di salita, qui in effetti la difficoltà è molto molto più abbordabile e si può salire veloci. Ormai è troppo tardi per tentare un ulteriore colpo di mano. Ci ripromettiamo di tornarci, ma per oggi è meglio proseguire nella discesa.

La doppia successiva la faccio in Dufour, così recupero tutto il materiale, fettucce comprese. Una cengia erbosa dovrebbe infine portarci alla base della fessura.

Gianni: "Deiv, cosa c'è tra me e te?".
IO: "Non mi sembra il momento adatto per esternare i tuoi sentimenti."

Gianni: "Cazzo dici! Metti qualche protezione almeno ti assicuro, che sta cengia non mi piace".
La montagna tira anche questi scherzi oggi.


Da lì discendia
mo lungo uno dei tanti canaloni luridi fino a raggiungere la parte bassa che avevamo salito slegati senza grandi problemi... almeno fino alle placche inclinate iniziali...

Un inferno.


Si disarrampica.

Liscissime, c'è da cagarsi addosso a disarrapicare sopra in scarponi. Ancoraggi per doppie manco per sogno. Per entrambi sono i 50 metri più duri della storia! Proviamo a spostarci sia a dx che a sx, ma la storia non cambia, con la corda da 30 non combiniamo niente e alla fine le placche sembrano il modo migliore per scendere. Dobbiamo tentare. Nel mentre il Gianni non parla più. Le poche cose che dice sono rivolte alla vendita di tutto il materiale alpinistico: "fanculo, d'ora in avanti solo più vie spittate. Vendo tutto!".

Tentiamo ma zero. Manco il Red Dragon della placca se la sente, per non parlare di me che la placca la sogno di notte...Non riusciamo più a scendere! L'unica è cercare una qualsiasi cosa su cui tentare di ancorarsi...  almeno per avere una sicurezza psicologica...

E lo trovo: becco una fessurina di un centimetro tra un roccia mossa e la terra. Usiamo il togli nut per scavarla e pulirla quanto basta per metterci dentro una fettuccia. Sembra tenere. Nuova Dufour e disarrampicata assicurata da un prusik. Peccato essere solo a metà delle placche!

Dobbiamo fidarci dei piedi e soprattutto di un nut...

Troviamo ancora una fessurina oscena di pochi millimetri, infiliamo 1 nut dentro, lo ribattiamo fino ad incastrarlo e alé nuova Dufour con prusik. Scendo io, non c'è grip ho gli scarponi sporchi di terra, a tratti rimango appeso alla corda, mentre in altri riesco a disarrampicare. Almeno il nut tiene! Tocca al socio, che un po' più elegantemente riesce anche lui a calarsi.

E' fatta! Finalmente raggiungiamo la base della parete e la fine delle difficoltà!

Siamo sfatti completi!
Alla fine della giornata il cardio ha registrato 9 ore di lotta con l'alpe e 4500 calorie!
Il tutto per fare una gita di 900 metri di dislivello con 300 scarsi di arrampicata!

Di nuovo, che mina!

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