lunedì 7 aprile 2014

Punta Grober - Via dei Cammelli

Quota partenza (m): 1327.
Quota vetta (m): 3497.
Dislivello complessivo (m): 2200.
Difficoltà: AD, OSA parte sci.
Località partenza: Pecetto (Macugnaga).
Tempo totale impiegato 8:30 h.
In compagnia dei Barba's A & G.
Punta Grober dal Belvedere

Destinazione Macugnaga. 
Un manipolo di eroi scelti con un solo obbiettivo: la Grober, magnifico balcone sulla est del Monte Rosa, per la lunga cresta NNE anche detta Via dei Cammelli, viste le tante gobbe che la contraddistinguono.

Partiamo in modalità sherpa:
3 litri di Birra in lattina.
1 chilo di trippa (io e il gianni viviamo di trippa).
4 porzioni da 2 di riso liofilizzato (il gianni ha paura di morire di fame).
Pane, salame.

Il gianni porta anche un pacco famiglia di preservativi, forse non mi sono spiegato bene e c'è stato un malinteso sul nome:
"M-a-c-u-g-n-a-g-a non M-a-c-u-g-n-a-g-n-a. "

Il sabato ognuno ha i suoi cazzi e dunque si parte relativamente tardi, e dopo 2 ore e mezza di macchina nessuna ha più voglia di fare un metro di dislivello a gratis: ergo prendiamo gli impianti come i patacchini. I futuribbili impianti di Pecetto (anni 70 se va bene), ci portano fino a quota 2000, nei pressi del Belvedere, sotto l'imponente est del Rosa: 2600 metri di parete che ti annichiliscono.

Ovviamente non si sale con le pelli sulle seggiovie, e capiamo anche il perché: non si riesce più a scendere e, oltre a ricevere gli insulti dei gestori, ci si incastra sotto al momento della discesa.
Scesi alla belle meglio dalla seggiovia, scopriamo a nostro malgrado, l'esistenza del comodo rifugio "Belvedere", dotato di tutti i comfort caratteristici dei rifugi del mondo occidentale. Noi, burberi, proseguiamo verso la nostra prima meta: l'invernale dello Zamboni - Zappa (sarà quel Frank?).

In puro stile minimal Sovietico, questo inv(f)ernale offre tutto ciò che serve. Luce no, Gas no, riscaldamento no, acqua no, ma c'è la neve cazzo volete d+?. Temperature esterne gradevoli anche nel tardo pomeriggio, 6/8 gradi e grande neve polentona. Dentro al rifugio 1 tendente al 2 pressoché costanti. Umidità oltre ogni limite, ma i Sovietici ci han detto che tempra.
Soprattutto se si considera che siamo passati dalla piena estate Macugnaghese: 26°C all'ombra ai tempranti 1/2 °C umidi del rifugio.

La est del Monte Rosa alle prime luci dell'alba.

I primi cammelli in vista.
La notte fortunatamente passa, e al mattino dobbiamo solo più infilarci l'imbrago, visto che abbiamo dormito vestiti. Ore 5:30 sci ai piedi. Rigelo scarsino, neve portante ma al pelo, grip ottimo e salita abbastanza veloce.
Risaliamo lungo la normale fino a quota 2700, da cui prendiamo un ampio canalone sulla sx che porta prima ad un valloncello superiore e poi alla cresta dei cammelli.
Il nome è tutto un programma: munta cala garantiti.
Il Gianni esce in cresta, con tutta la est dietro
La prima parte di canale la si risale sci ai piedi, le persone normali hanno i rampant, vedi i Barba's, il sottoscritto per ragioni di peso opta per lasciarli ad almeno 230 km di distanza. Fortuna che non ha gelato duro, altrimenti trovavo lungo e largo.
I vari cammelli e ultima la Grober.

Il canalone è interrotto da una breve fascia rocciosa, che lo separa dal valloncello superiore, la difficoltà della via, soprattutto in estate, è dovuto a questi pochi metri un po' ripidi, che senza neve presentano due passetti di 3 su roccia, immagino lurida. L'innevamento è più che buono e calzati i ramponi passiamo senza difficoltà la fascia rocciosa iniziando la lenta battitura del valloncello superiore.
La neve sfiga vuole è crosta non portante, si sprofonda dai 30 centimetri in su. 
A darci il cambio in battitura ci sono anche 4 altri scialpinisti, con cui abbiamo già condiviso la nottata al rifugio. 

Davanti a noi

Dietro di noi
L'unione fa la forza, e alternandoci un po' davanti raggiungiamo la cresta a quota 3000 circa. Il panorama è incredibile, la est del rosa è colossale appena a due passi. Dentro di vede chiaramente il Marinelli, canalone di 2000 e pussa metri. Come dice il BarbaAlbi, se lo scendiamo in farina prendiamo fuoco!
Panorama, zero vento e sole che inizia a scaldarci. La cresta è tutta in farina, buon augurio per la discesa...
I due Barba in battitura.

Tocca a me.
I saliscendi sono tanti, ho perso il conto. Il barba G non parla già più, ogni tanto bestemmia... buon segno! Io ho già bucato in tre punti i pantaloni, segno che tutto nel mio non sono più. Il Barba A è l'unico che sembra essersi appena risvegliato da un pisolino su una spiaggia alle Bahamas, volteggia tranquillo come al solito.
L'ultima risalita è la più bella, breve sella molto stretta e rampona che porta prima ad una specie di anticipa e infine con un ultimo traverso alla vetta.
Il Gianni in visioni mistiche assortite

Alle 1100 siamo in vetta, insieme ai 4 compagni di avventura la raggiungiamo per primi, dalla normale non è ancora salito nessuno. Lunga pausa ristoratrice e poi ci si prepara per la discesa.

Prima parte di discesa ripida e con poca neve, vista la stanchezza la scendiamo a piedi con l'intenzione di calzare gli sci al colle delle Locce. Discendo un po' lungo il ripido pendio nevoso e infine colto dal sacro fuoco del lurido, decido di inoltrarmi tra le roccette della normale estiva. La discesa si rivela interessante con passaggini su roccia marcia mica male... Incontro pure una signora bloccata su di un mauvais pas, da cui dovrò calarla in doppia. Si è fidata, il gianni mi avrebbe già fatto il terzo grado sui nodi utilizzati... e tutti i torti non ce li avrebbe avuti... Prima la assicuro su di un mezzo barcaiolo, che non viene... ri-provo e salta  fuori un barcaiolo... vabbè va, la signora non è il gianni e quindi tiro fuori la piastrina e la calo giù.


Dopo varie acrobazie, raggiungo i soci che (più furbi di me) hanno raggirato le roccette e sono giù da mezz'ora, che ovviamente mi insultano.
Partiamo poco prima del colle, il Barba A. guida, cioè non resiste al richiamo della powpow e parte a fuoco. Gli altri scialpinisti presenti al colle lo guardano abbastanza titubanti riguardo al metodo di discesa approntato. De gustibus. Discesa diretta tra i seracchi del ghiacciaio delle locce fino ai pianori antistanti il lago omonimo.
Da lì la neve cambia, il sole l'ha già lavorata per bene e incontriamo prima trasfò e poi marcetta sulla stradina di ritorna al rifugio zamboni. Dal rifugio marciona pazzesca fino alle piste di pecetto, che stanno ormai esalando gli ultimi respiri, si scende su pendenza nulla su polenta, terra e prati.

Cotti dal freddo poi dal caldo e dalla gita raggiungiamo la macchina rotolanti, da buoni zingari facciamo una prima merenda in mezzo al parcheggio, per poi ripiegare a caccia di birra ad uno dei bar di Pecetto.
Il ritorno sarà lunghissimo, tutti stanchi ma felici per la bellissima trasferta.

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