sabato 21 settembre 2013

Colle della Croce di Ferro - Colle del Colombardo


Un progetto, un'idea, che mi tormentava da parecchi anni, ma vuoi per l'allenamento vuoi per il tempo a disposizione era sempre stato rimandato.
Anche se fuori dagli standard (visti i connotati del giro molto stradali e con portage) è forse il giro più bello dell'anno nonché il più duro.

L'allenamento a settembre non è più quello di agosto, dove in pratica si pedalava tutti i giorni e superare i 3000 m diventa un'impresa vagamente mistica. Il lavoro, insieme alla religione, sono l'oppio dei popoli.

Rocciamelone
La testa c'è, le gambe un po' meno, ma so di averne senza problemi fino ai 3000... O almeno spero. Da quel punto in avanti dovrò improvvisare.

Routine fino a susa, la statale scorre via veloce. Partito alle 830 da condove arrivato alle 930 alla prima pausa fontana a Monpantero. Il feeling è buono, ma ho solo fatto 200 m di dislivello.

Pensare fa male, soprattutto se si pensa al dislivello susa-croce di ferro di più di 2000. Spengo il cervello, mi metto le cuffie e a suon di musica elettronica inizio la scalata.
L'asfalto passa. Le temperature sono gradevoli.


Imbocco il lungo traverso verso l'alpe arcella, riaccendo il cervello e mi godo il panorama, stupendo sulla valle e sul rocciamelone. Mi mancano solo più 600 m al colle.

Il sentiero finale sale su rapido e con alcuni traversi panoramici porta sotto al palon. La bici è diventata un ingombro, la si spinge e in alcuni tratti la si porta a spalle. Il portage è tosto, vado fuori soglia e mi devo fermare a rifiatare.

Le scarpe da mtb sono poco adatte all'escursionismo! I polpacci friggono e un  dolore preoccupante inizia a farsi sentire al ginocchio sinistro. Tradotto: sono cazzi.

Colle della Croce di Ferro
Raggiungo il bivacco Ravetto in un'ora e trenta. Un mare di nubi nasconde la bassa valle. Sono le 1330. Mi rifocillo e riparto in direzione del colle.

Lato valli di lanzo il meteo è splendido. Non ascolto le gambe che vorrebbero tornare indietro e mi lancio su Malciaussia.

Un viaggio oltre i confini della percezione.

La mulattiera non è difficile, ma il fondo costituito da rocce levigate affatica non poco. Il ginocchio continua a darmi problemi. Lo ignoro e mi godo il panorama: è la prima volta che vedo il Lera e il Rocciamelone dalla conca di Malciaussia, le altre volte sempre e solo nebbia!

Discesa su Malciaussia
In mezz'ora sono al lago. Incontro due asini al pascolo. Mi fermo a filosofeggiare con loro sullo stato attuale delle terre alte, li saluto e riparto per usseglio.

Ho bruciato più energie del previsto e dunque mi regalo ancora una pausa per ricaricarmi di simmenthal e protoni.

A villa di lemie inizia la seconda salita della giornata: il colombardo. Più corta della prima, ma con pendenze notevoli, soprattutto nel primo tratto asfaltato. Sono a -1200 dalla discesa finale.

Mi dico che il più è fatto.

Colto dal sacro fuoco mistico attacco la salita asfaltata, le gambe pompano e quando non bastano ci aggiungo il cuore.
Si sale e in 30 min abbondanti raggiungo l'inizio dello sterrato. -900 m, in pratica un col bione.



Lo sterrato non perdona, il fondo è parecchio ghiaioso. Supero i 3000 m di dislivello e le gambe non ci sono più, è tutta colpa del portage.

Ora è tutto cuore e orgoglio. In prima-prima lotto contro i miei fantasmi: vinco poi perdo fermandomi  perché mi pianto dentro una canalina  poi rivinco e finalmente sono al colombardo. -200 alla fine.


Do fondo alle ultime provviste di protoni, due foto al panorama e alé come se non ci fosse un domani attacco gli ultimi tre chilometri.

Certo che sta strada potevano farla tagliare più bassa!

Alle 1730 scollino. Non capisco più un cazzo e i riflessi li ho dimenticati in basso all'attacco della salita...

Ghermito dalle tenebre, stanco sia fisicamente che mentalmente mi lancio sulla discesa verso la salvezza e soprattutto verso la BIRRAAA!

Gli ingredienti:
101 km.
3550 m D+.
5400 kcal.
10 ore di lotta con l'alpe.

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