sabato 10 agosto 2013

Cresta di Mezzenile o Arete du Mulinet


Quota partenza (m): 2025.
Quota vetta (m): 3429.
Dislivello complessivo (m): circa 1700 tra munta e cala.
Difficoltà: AD/AD-.
Prima salita: Bouvier 1895 DC.
Località partenza: L'Ecot, Bonneval Sur L'Arc (FR).
Tempo totale impiegato 11 h.
In compagnia di Gianni.
La cresta di mezzenile al completo.

Come un fulmine a ciel sereno il Gianni il mercoledì sera: "Venerdì e Sabato meteo stabile, cresta di Mezze??"

"Ma... io volevo andare in bici..". Ovviamente sto scherzando, in tre secondi ho già lo zaino pronto!

Venerdì partenza dopo pranzo e arrivo al rifugio des Evettes nel tardo pomeriggio. Il gestore ci riconosce: "Ma siete di nuovo qua?". A quanto pare si ricordava della volta scorsa (Nord della Big Ciama).
Anche questa volta non ci risparmiamo, su 90 euro 25 sono di birra... pas mal!
Con noi al rifugio altre comitive di Francesi, che con guide hanno intenzione di fare l'Albaron o la Piccola Ciamarella.

Solo noi, senza guida e senza dio, andiamo in zona Mezzenile-Mulinet.
Dal rifugio: Mezzenile, Grand Mean e Mont Setì.

Sveglia alle 3. Colazione rapida (laidissima per il Gianni) e via a sgambettare. Fa fresco e dobbiamo salire con il maglione pesante, che terremo per praticamente tutta la gita. In un'ora e trenta raggiugimo il Lago Glaciale sormontato dai seracchi del ghiacciaio del Gran Mean. Un vero spettacolo. Sfortunatamente seguiamo una morena sotto il mont Setì e dunque ci ritroviamo più alti rispetto alla nostra destinazione. Ridiscendendo per ciaperei ri-iniziamo a salire a fianco del ghiacciaio cercando un punto di ingresso abbastanza comodo.

Al Col du Gran Mean: ore 7:00 Gianni mangia un'insalatissima Rio Mare.


Non so dove poso lo scarpone, ma ad un certo punto su una placca inclinata... FLIIIP!! scivolo, batto una brutta ginocchiata e parto a mach 2 (il gps ha segnato 20km/h) verso una simpaticissima forra formata da un lato dal ghiacciaio e dall'altro dalla roccia su cui sono scivolato.

Invece di difendermi attacco, riesco ad alzarmi in piedi e a saltare la forra atterrando lungo e disteso come un gatto sul ghiacciaio. Senza imbrago corda e ramponi questa volta mi è andata bene. Il ginocchio riporta un piccolo bollo, ma a suon di bestemmie riesco a non farci caso.


Imbragati e questa volta legati attraversiamo il Ghiacciaio del Mean, che ancora oggi ha una superficie ragguardevole e puntiamo al Colle omonimo. Le abbondanti nevicate primaverili rendono la progressione veloce e quasi interamente su neve. Raggiunto il colle possiamo ammirare da più vicino la cresta che finalmente si staglia davanti a noi. Per attaccare la punta di mezzenile risaliamo in primis il colle nord della gura e una volta sulla sella si apre davanti a noi lo stupendo panorama della val grande già infuocata dal sole.
Finalmente la cresta in vista. Sulla sx il colle nord della Gura.

Ultimi metri sotto al Colle.

Preparato il materiale da roccia risaliamo il famoso camino che porta al colletto che separa il campanile di mezzenile dalla vetta vera e propria. In breve siamo in vetta. Il panorama è incredibile: la vista è libera per praticamente 360°. Siamo al centro delle alpi occidentali.

Dopo una breve pausa iniziamo a studiare la mossa successiva: la cresta del Mulinet.

Ottimo. Sullo spigolo nord della Mezzenile è presente una sosta per una veloce doppia sulla sottostante cresta. Peccato sia da 20/25m. La matematica come al solito non è dalla nostra parte: una corda da 30 ci cala per max 15m.

"Pazienza, passiamo dalle Cenge".

E qui inizia una traversata ai confini della realtà. Già beccare la cengia giusta per tagliare sulla cresta non è particolarmente facile, aggiungici poi una bella sferzata di Verglas e il gioco è fatto.
Gianni no gravity: poco Plastico molto ghiacciato 

Due ore buone per traversare, prima su enormi blocchi mezzi ghiacciati poi su cenge detritiche posizionate a mo' di balcone sulla/sulle terminali del ghiacciaio del Mulinet, lingue di neve e infine... tante tante rocce instabili.
Quasi in vetta della Mezzenile.

Una  volta usciti da questo inferno il resto è cronaca: una serie di torrioni, aggirabili, con roccia mediocre che rapidamente conducono alla fine della cresta, o almeno a ciò che noi abbiamo ipotizzato come fine: una lingua di neve che, dopo la Dent d'Ecot, porta con un percorso a Z sul ghiacciaio.
Val  Grande: 2000 e passa metri sotto.

Dopo una lauta pausa sul ghiacciaio del Mulinet, ripartiamo con l'intenzione di scendere direttamente il suddetto ghiacciaio in modo da non dover ritornare da dove siamo venuti.
La Bibbia, ovvero Alpi Graie Meridionali di Berruto, consiglia di seguire la riva dx del ghiacciaio e congiungersi al Col de Trieves per poi proseguire lungo vecchie morene fino al fondo valle.
Big e little Ciama e Albaron.

Da buone Giovani Marmotte NON seguiamo la relazione di Berruto. L'idea è molto semplice:

"Andiamo giù dritti che arriviamo prima!".

In un primo momento sembra funzionare: un po' per lingue di neve e un po' per pietre levigate dai torrentelli glaciali riusciamo a scendere abbastanza in fretta. Troviamo anche una piccola pozza d'acqua gelata in cui possiamo fare il nostro pediluvio di rito. Incuranti della boia du giasé beviamo abbondantemente.

La festa dura poco. Arrivati a quota 2700 iniziamo a sentire puzza di bruciato. Il torrentello si incunea in una forra ghiaiosa.
Una persona con un minimo di cogito taglierebbe da qualche altra parte o tornerebbe anche indietro.

Noi no.
"Andiamo giù dritti". Afferma il Gianni.
"No Gianni passiamo dentro la gorgia, facciamo prima di sicuro!". Incalza il sottoscritto.
"Deiv, ma io intendevo giù dritti nella gorgia!".
Tra Fol di roc ci si capisce sempre.

Gianni in posa.

Dopo la traversata ai confini della realtà precedentemente descritta, decidiamo di gettare al vento tutti i jolly del 2013: della serie non fatelo a casa.
La gorgia finisce puntualmente sopra ad una cascata e l'unico modo per proseguire, oltre ovviamente al tornare indietro, è percorrere alcuni passi assai esposti di III abbondante su placche inclinate. Il tutto per circa 100 m di acuto terrore.

Fortuna che i Jolly fanno il loro lavoro e dopo un bel po' di disarrampicata (dimenticavo: quando ci siamo lavati i piedi abbiamo messo via anche l'attrezzatura...  quindi via imbrago corda ecc ecc) riusciamo a portarci alla base della cascata.

Da lì è solo più un cercare il sentiero trovarlo perderlo ri-trovarlo e arrivare alla macchina assetati di Birra stanchi morti, ma contenti.

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