sabato 13 luglio 2013

Arêtes de la Bruyère


Quota partenza (m): 1710.
Quota vetta (m): 2611.
Dislivello complessivo (m): 950.
Difficoltà: AD.
Prima salita: 1947 ??
Località partenza: Le Pont de l'Alpe, Hautes Alpes.
Tempo totale impiegato 8 h.
In compagnia di Gianni.

La Bruyere, decisamente estetica.
Tete de Caiolle.

Già da un paio d'anni vado in montagna insieme al Gianni, ma una cosa proprio non riesco a capirla: perché torniamo a casa sempre tardi!?
->Gita lunga, ok ci sta, stop.
->Gita corta con partenza (tra l'altro) antelucana e si arriva alla medesima ora della gita lunga!? Ma cazzo! Abbiamo scoperto come viaggiare nel tempo e non lo abbiamo capito? O forse è la birra post gita?

Sicuramente è la prima.
All'uscita in cresta.

Primo torrione.

Post coscia artrosi il socio propone gita tranquilla, con avvicinamento tranquillo e impegno globale non eccessivo, anche perché per lui è la prima gita del 2013 nuovamente a contatto con l'elemento non bianco.

Arrampicata facile, a mio avviso intorno al III anche percorrendo la cresta integralmente. Unico quartino, l'attacco: da freddo e con gli scarponi mi ha fatto penare non poco. Il gianni ha preferito lasciarmi carta bianca e dunque ho attaccato diretto alla dx del diedro. I primi 5 metri si sono subito fatti sentire! Braccia cotte e resting su friend. In aggiunta la roccia è abbastanza saponata... In pratica un party. Tiro in testa al Gianni lo zaino e dopo un paio di tentativi esco vittorioso dall'ardito (sic!) primo tiro.
Aggiungi didascalia

In vista del torrione finale.

Raggiunto il filo di cresta, alternandoci al comando, superiamo i vari torrioni attraversando alcuni tratti molto aerei ma fortunatamente con ottima roccia. A circa metà cresta si è resa necessaria una prima calata da circa 10m, forse aggirabile. Assicurandoci prima uno poi l'altro l'abbiamo discesa rapidamente.
Les Agneaux
Foto di rito.

Il torrione finale è caduto sotto l'attacco del Gianni, il quale l'ha domato prendendolo sulla dx. Dalla cima una seconda rapida calata di 15m ci ha portati sulla cengia che separa il torrione dalla vetta finale, ormai priva di difficoltà.

Doppia dall'ultimo torrione.
Per questa gita abbiamo sfoggiato la nostra nuova corda fiammante: intera da 30 metri, costata uno sproposito ma più sicura di una mezza. Peccato sia da 30 m, soprattutto per le calate quando sono ad esempio superiori ai 15 metri!

L'esempio calza a pennello per l'ultima calata lungo la discesa dalla vetta. Una sosta permette una veloce discesa lungo un camino, abbastanza laido, di circa 20 metri.
Da sopra non abbiamo minimamente pensato alla remotissima possibilità camino>15m e quindi il sottoscritto, da buona giovane marmotta si è tuffato dentro confidando:

"tanto la corda arriva in fondo".

Ovviamente, la corda non è arrivata!

Fortuna che sono una giovane marmotta! Nello zaino avevo pronta all'uso la mitica statica "quasi nuova" da 20 m che, grazie ad un paio di movimenti circensi mi ha consentito di calarmi alla base del camino.  Eseguita la medesima operazione dal Gianni ci siamo tuffati alla macchina, con giusto una pausa piediluvio, e poi giù al bar a perdere nuovamente cognizione dello spazio e del tempo a suon di birra.








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