lunedì 17 giugno 2013

Uja di Ciamarella - Parete N

Quota partenza (m): 2030.
Quota vetta (m): 3676.
Dislivello complessivo (m): 2000.
Difficoltà: D.
Prima salita: E. Ferreri, W. Levi 1922.
Località partenza: L'Ecot, Bonneval sur l'Arc (Savoie, FR).
Tempo totale impiegato: 2+12 ore.
In compagnia di Gianni.

Parete Nord con segnata la via di destra

Big Ciama!

Dopo un tentativo sfumato per mal tempo, un matrimonio ed una innumerevole sfilza di fine settimana con meteo sfavorevole la nord si è finalmente concessa.
Nuvole e pioggia il sabato sera
Questo weekend le previsioni sono buone, i vari siti indicano bel tempo, con sole, giusto qualche temporale pomeridiano sui rilievi. Unica pecca zero termico molto alto.
Albeggia sulla Piccola Ciamarella
In uscita dal Tonini

Il Gianni ed io decidiamo di partire lo stesso, il rischio di un nuovo but è sempre dietro l'angolo, ma di aspettare ancora non se ne parla. In aggiunta la quota neve è ancora relativamente bassa e dunque portage molto ridotto.
Dal colle Tonini
La partenza come al solito non è delle più rosee, su tutta la Moriana il cielo è plumbeo (della serie Cielo di piombo, ispettore Callaghan) e il nostro umore ha più o meno lo stesso colore.
Si sale lenti lungo il sentiero che porta al rifugio des Evettes. Inizia a piovigginare, ognuno è immerso nei propri pensieri: sento il Gianni bestemmiare, delle due ore di marcia la prima la dedica alla sua coscia artrosi e la seconda al tempo incerto.

Memore delle lezioni di riduzione peso opto questo giro per del vino bianco travasato dal vetro direttamente nella borraccia. Il vino è velocemente assimilato al rifugio, dove ci viene servita un'ottima cena. Durante quest'ultima conosciamo altri aspiranti nordisti, in tutto a tentare la nord l'indomani siamo in otto: 4 italiani e altrettanti transalpini.
Gianni in avvicinamento

L'itinerario di salita è il classico dal versante francese, ovvero partendo dall'evettes si punta al colle Tonini e poi dritti alla parete. Io e il gianni abbiamo l'idea di scendere una parte di normale per poi ripellare e scollinare nuovamente in francia dal colle della piccola ciamarella.
Progressione veloce nella parte mediana

La sveglia è alle 330, il Gianni reduce da una serata al cacao si spara una tirata da record russando dalle 9 fino all'ora della leva. Impressionante la resistenza delle sue costole dopo tutte le patele che gli ho tirato!
Inizia ad intravedersi la Calotta sommitale
Il cielo è stellato.
Parte superiore
Ultimi metri in conserva protetta

Alle 4 il rigelo è pressoché nullo, almeno fino a quota 2800, dove la neve si presenta leggermente più coesa. In tre ore raggiungiamo la parete, bellissima, baciata dai primi raggi del sole che si levano dal sottostante vallone di sea.
Da sotto le condizioni ci appaiono subito ottime: la parete è totalmente in neve, strozzature comprese.
Il Gianni in uscita.
Pompo nelle casse.

Già la sera prima, grazie ai fumi dell'arneis, avevamo raccolto impressioni positive dagli altri due italiani che, tipo catena di Sant'Antonio, avevano parlato con due francesi che avevano affrontato la parete il venerdì prima trovando solo alcuni tratti ghiacciati in uscita dove, avevano fatto uso di alcuni chiodi da ghiaccio per proteggersi.

Gran Paradiso in lontananza. In primo piano la cresta est.

La preparazione del materiale per la progressione e una breve pausa cibo ci occupano trenta minuti. Alle 730, senza difficoltà, superiamo la terminale e iniziamo la salita.
Albaron di Savoia e piccola Ciamarella, a sx il colletto di ritorno.
Uja di Mondrone

Da buoni aspiranti ripidisti saliamo slegati... Almeno per i primi 2/3 di parete.
La nord attacca subito decisa: 45 costanti con le strettoie a 50.
Panorama sul ghiacciaio della Ciamarella: a sx la cengia mistica al centro la normale e a dx la Bessanese.

Il Gianni si esalta: nella prima parte afferma "è una cazzata si sale senza ramponi". Nella seconda parte invece espleta addirittura le funzioni fisiologiche con nonchalance tra una scarica di ghiaccio e l'altra.
Si risale in qualche modo...
Finisce la salita al colle della Piccola.

La terza ed ultima parte di parete è sulla cosiddetta calotta sommitale. Già solo vent'anni fa la parete aveva un aspetto decisamente più glaciale ed era avvolta da alcuni seracchi giganteschi che la facevano apparire come una delle pareti nord più belle e difficili delle alpi Graie meridionali. La calotta è ciò che tristemente rimane dei gloriosi seracchi del passato.
Dal manuale delle giovani marmotte: il salto della terminale

Le pendenze si impennano fino a raggiungere i 55°, e la quantità di neve che ricopre il fondo di ghiaccio si assottiglia a pochi centimetri.
Smettiamo di fare i gadan e per l'ultimo tratto procediamo in conserva protetta piantando alcuni chiodi.
La progressione diventa più lenta, ma senza incontrare altre difficoltà alle 930 siamo in uscita e da lì in breve in vetta. Il panorama è eccezionale: le valli di Lanzo si inchinano alla Ciamarella: non sono abituato a vedere dall'alto verso il basso la bellissima Bessanese...

Pendii sotto la Piccola Ciamarella e l'Albaron
Una leggera brezza di vento freddo non ci permette di soffermarci a lungo in vetta e ci accomiatiamo dunque velocemente pronti per la discesa lungo la normale. I pendii sono abbastanza sostenuti e la neve non ha ancora mollato. Tirando un paio di curve siamo sul ghiacciaio della Ciamarella.

Ci aspettano ancora 200 metri di dislivello. Ottimista affermo: "salgo a piedi tanto è corto".
La salita è estenuante: la neve marcia ci arriva quasi alla vita e ad ogni passo avanti corrisponde almeno una scivolata indietro. "Forse era meglio ripellare"
Ormai nella merda, proseguiamo con passo himalayano raggiungendo bagnati fradici il tanto agognato colle.

Il pianoro des Evettes visto dal ghiacciaio omonimo.
Colto da una crisi mistica il Gianni vuole abbandonare l'attività proponendomi l'acquisto di tutta la sua attrezzatura a prezzi da fallimento.
"Basta! solo più escursionismo e polentate ai rifugi! max 500 m d+".
La discesa risulta molto divertente anche se la neve è ormai marcia ovunque. Ci accorgiamo che forse è meglio accendere l'arva.
Le due ciamarella, viste dal colletto prima del pianoro.

Procedendo a mach 2 in modalità acqua planing non mi accorgo di una terminale sotto la Chalanson. Dopo difficili calcoli trigonometrici decido che è troppo tardi per fermarsi e la punto in pieno. Il socio più in difficoltà con gli stuzzicadenti procede con andatura più religiosa. Senza altri intoppi raggiungiamo infine il pianoro des evettes.

Decido di smontare la split e procedere visto il caldo, scortato dalla madonna. L'ultima risalita la affrontiamo senza pelli e ormai bolliti ci accingiamo all'ultima discesa.
Gianni sulle ultime lingue di neve sopra al parcheggio.
Per lingue di neve riusciamo a scendere fino a quota 2300 circa. Gli ultimi metri sono una roulete russa tra noi e il sottile strato di neve che ricopre il torrente. Il primo a farne le conseguenze è ovviamente il gianni che sprofonda fortunatamente solo di culo e riesce ad uscirsene. Vista l'esperienza proseguiamo a piedi e finalmente raggiungiamo la macchina.

Puff! Finiamo, quasi per incanto, in una piola di bonneval a sfondarci di birra...

Dalle 3:30 di notte ho le lenti a contatto addosso. A Susa alle 1830 mi accorgo che forse è il caso di toglierle!



5 commenti:

  1. bella davide come sempre....
    certo che ormai le salite DI ve le mangiate a colazione... Estiqatzi
    ciao
    alex_lith

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  2. A colazione è già tanto se capisco la differenza tra salire e scendere!
    grazie!

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