domenica 12 maggio 2013

Gran Paradiso - Parete Nord - via Adami

Quota partenza (m): 1834.
Quota vetta (m): 4061.
Dislivello complessivo (m): 2200.
Difficoltà: D-.
Prima salita: Adami Ceresa 1935 lungo la costola rocciosa, Cantomo Momo 1939 lungo il pendio di ghiaccio.
Località partenza: Pravieux, Valsavarenche (AO).
In compagnia di Gianni.

La parete NO al centro con il seracco a destra e la via Adami racchiusa tra
i due caratteristici costoni di roccia.

Il mercoledì scatta il messaggio: "nord del Granpa fatta da beppefly (Gulliver), condizioni ottime".
Risposta del Gianni-no-gravity: "ci sto".

Dalle nuvole sbuca l'Adami per qualche secondo...
L'idea è semplicemente diabolica: facciamo l'Adami e scendiamo come i pensionati dalla normale. Se la nordovest è in condizioni valutiamo sul momento. Il tutto spalmato in due giorni, pernottando allo Chabod.
La nord all'alba

Il we parte per entrambi il venerdì e quindi anticipiamo la partenza,  approfittando del meteo abbastanza buono e della mia previsione  "figurati se c'è da prenotare il venerdì sera... non ci sarà nessuno
al rifugio!"...  Ovviamente non posso che sbagliarmi, questa settimana è festiva sia per i cugini francesi che per quelli teteschi, shit!

Partiamo tranquilli da Giaveno alle 12, sotto un cielo plumbeo poco  rassicurante...
Il gianni vede uno sprazzo sul monte Musiné, "stai manzo che apre".

Ad Aosta becchiamo il primo temporale.  Il gianni: "stai manzo, è locale".
A Valsavarenche becchiamo il secondo temporale.
 Il gianni ed io ormai fedele alle previsioni del socio: "ah ma sta passando e poi il vento tira dall'altra parte."

Fine della favola partiamo e saliamo allo Chabod asciutti, giusto un colpetto di neve gelata pet-pet. Il BarbaG è estasiato dalla ardita mulatta, ah no volevo dire mulattiera che sale all'alpeggio Lavassey.
Il manto nevoso o comunque la polenta nevosa inizia proprio alle baite, a quota 2200-2300.

Come anticipato al rifugio c'è la sagra del franco-tedesco, con una buona dose di faccia di bronzo chiedo se c'è posto per la notte e per la cena. C'è.
Ci è andata bene... se fossimo saliti sabato sarebbe stato ben più complicato viste le prenotazioni.

Sfiga non vediamo la parete N, solo qualche fugace apparizione tra le nuvole, che per tutto il giorno non hanno l'intenzione di sloggiare.

I fumi dell'alcol ci accompagnano per tutta la serata. I nostri eroi non contenti del già ragguardevole peso dello zaino hanno avuto la splendida idea di farcirlo con abbondanti risorse di birra.
Il gianni su questo tema è un guru incontrastato.
"Ho pesato le lattine di birra e i rinvii, volevo prendere 4 rinvii, ma con 3 posso portarmi una lattina in più".

Io, più ignorante, ho della birra in vetro, ma il guru ha pensato di pesare pure una bottiglia di moretti vuota: "No! Il vetro non conviene pesa 80 grammi!! A sto punto non prendere i rinvii!".

L'alzata è alle 4:30, siamo in circa 8 persone a salire la nord, le restanti saliranno per la normale.
Il meteo è ottimo, cielo terso e temperature bassine che portano ad un ottimo rigelo notturno.

Il Gianni sulla vetta del Gran Paradiso.
In circa due ore raggiungiamo l'attacco della parete N. Una cordata sta già salendo la nord e altre due stanno battendo l'Adami. Puntiamo anche noi a quest'ultima e dopo la canonica preparazione ci incamminiamo lungo la parete.
La cresta che separa la vetta dalla Madonnina.

Da aspiranti ripidisti saliamo slegati.

Sguardi sulla normale
La via Adami è caratterizzata da un canale-parete di circa 450 metri che sbuca su un colletto, a circa 150 m dalla calotta sommitale. Inizialmente le pendenze sono modeste (45°), ma da metà parete la pendenza aumenta e in certi tratti l'uso di due picche è, almeno per noi, fondamentale (50° e qualcosa di più).
A cento metri dall'uscita del colletto incontriamo verglas nascosto da una decina di cm di farina non coesa. Forse la traccia è troppo laterale, stando a centro canale non ci sono problemi di ghiaccio.
Il buon Gianni, nella sua ottica di birra-riduzione pesi, ha commesso un piccolo errore di valutazione: ha portato un paio di ramponi modello "carta alluminio kuki". Verosimilmente li utilizzava alle elementari quando andava in giro in brandu a carnevale.

Sguardi sulla normale
Chiodando e bestemmiando riesce a tirarsi fuori dai guai e con un ultimo sforzo percorriamo la calotta sommitale fino alla vetta vera del Gran Paradiso, raggiunta alle 1200 circa.
Decidiamo di legarci per percorrere l'aerea cresta sommitale. Aerea è aerea, difatti la patisco tutta, dal primo all'ultimo metro.
Doppietta veloce per calarsi sul colletto.

A parte le mie mestruazioni la cresta è in ottime condizioni, in breve con qualche passaggio esposto raggiungiamo il punto da cui, con una doppia (da amatori su maillon e cordini che hanno conosciuto di persona Quintino Sella) si raggiunge il colletto che separa la cresta del Gran Paradiso dalla vetta con la Madonnina.
Il Ciarforon in condizioni.

Gianni Poser (notare la posizione redu)  anche sotto i seracchi.
Neppure il sottoscritto si è sottratto all'ottica di riduzione pesi. Il mio cavallo di battaglia non sono i vuoti di vetro bensì la corda.
"Non ti preoccupare Gianni, la corda la porto io, 20 metri che tanto bastano".
"No no Deiv, te e il tuo cazzo di cordino dei pomodori, su quello non ci faccio le doppie!".
"Scialla Gianni, in palestra c'è una corda nell'armadio... è perfetta".
La corda è una statica da indoor, ottima da farci le doppie: è talmente spessa che non serve neppure l'autobloccante, basta e avanza il discensore.
"Deiv, bella sta corda, ma è nuova! Come mai non la usano più?".
Dopo averci fatto la doppia rispondo alla curiosità del gianni:
"Sarà di vent'anni fa, non la usano più perché ha la camicia che si separa dall'anima".
Leveciau parte alta.

Leveciau parte bassa.
Discesi al colletto non puntiamo alla madonnina essendoci già saliti l'anno scorso. Scendiamo dunque direttamente fino al classico colle sciistico.
Dopo una pausa meritata, ripartiamo per la discesa lungo l'itinerario che riporta allo Chabod. L'anno scorso eravamo scesi sul Vittorio.
Troviamo un po' tutte le nevi: farina, crosta e beton. Quest'ultimo fino a 2700, poi una bella cremina trasfò ci accompagna fino al rifugio. Birra ristoratrice  e poi giù a fare lo slalom tra pietre, rododendri e aghi di pino.
Ritornati all'alpeggio Lavassey ci ricarichiamo tutto nello zaino e concludiamo la due giorni sci-alpinistica ridiscendendo senza fretta la bella mulattiera fino al parcheggio.

La nord vista da poco sopra lo Chabod.

Nessun commento:

Posta un commento