venerdì 26 aprile 2013

Chateau Blanc


Quota partenza (m): 1557.
Quota vetta (m): 3408.
Dislivello  (m): 1850.
Difficoltà: BSA.
Località partenza: Planaval (AO).
In compagnia del giacca, federica, il macca e la robi.
Chateau Blanc dal Ghiacciaio omonimo.

Io volevo fare il giro del Sestriere invece il Macca mi ha obbligato ad alzarmi alle 3:30.
Ritrovo a Rivoli, pit stop a Volpiano per raccogliere Fabio e Federica e poi veloce colazione all'autogrill.

La meta è il Grand Gorliaz.

Il giacca è perplesso, fa troppo caldo.. zero termico alto e vetta bassa, puntiamo a qualcosa d'altro.
Parte mediana dell'itineraio, si prospetta una discesa a mach 2.
 A Quincinetto le proposte si susseguono, alcune scabrose altre più interessanti:
"Andiamo a fare il granpa, è più in alto ma non abbiamo il materiale".
"Rutor ma è plein sud".
"Chateau des Dames, già fatto".
Io propongo il Giusalet, ma siamo già un pochino fuori strada.
La robi invece ha una bella idea, Chateau Blanc.

Salita abbastanza diretta da Planaval, nessuno lo ha già fatto. Da nerd, scarichiamo la traccia gps e la descrizione dell'itinerario da Gulliver e puntiamo verso la Val Grisenche.


Sci ai piedi alle 6:30. Fa già molto caldo e il rigelo notturno non è molto presente. La prima ora di salita è per amatori, recenti valanghe hanno rovinato il percorso di salita, rendendolo molto disconnesso.
Un frappé di terra-pietre-gunghi di neve-piante scarsate e di nuovo terra. Finita la forestale, che con alcuni tornanti porta in quota, finisco anche le valanghe e la salita risulta decisamente più agevole.

Sul ghiacciaio, un balcone sulla Val d'Aosta.
Il caldo si fa sentire per l'intera salita, come anche il suono degli aerei che scaricano gli sciatori sui ghiacciai del Rutor e del Chateau Blanc. Na merda.

Un baldo pilota riesce ad allietarci la salita e parte della pausa in vetta con un alquanto gradevole impantanamento dell'ultraleggero. Non ha faticato a salire, ma almeno si è rotto il culo a disgaggiare il suo affare dalla neve.


Raggiungiamo la vetta in gruppetti sparpagliati, visto il dislivello ognuno preferisce procedere con il suo passo. Il macca arriva per primo seguito dopo alcuni minuti dal sottoscritto a mia volta tallonato dalla robi che tocca la vetta poco dopo. In breve ci raggiungono in vetta anche federica e il giacca.
Oggi sono alla prima con il mezzo nuovo. In salita si è dimostrato leggero e abbastanza confortevole. In discesa voglio subito testarlo oltre il muro del suono.

L'aereo piantato sul ghiacciaio del Rutor.
I primi 200 metri sopra il ghiacciaio sono in farina compressa, ergo: via i freni, gas aperto e curvoni a mach 2.

Il macca è il primo a smarmellarsi.
Chiude un paio di curve fotoniche fino a che le punte dei suoi sci si incollano e BAM si spara un capitombolo da film. Cito una frase celebre "I dynafit non hanno tenuto".

Il Macca a suon di petti batte la traccia sotto la vetta.
Il secondo è il sottoscritto.
Parto deciso in massima pendenza. Prima curva, Seconda curva da 30 e passa metri. Alla Terza o quarta impenno (la tavola è più corta e morbida della vecchia) e le gambe, provate dalla salita e dalla mia incapacità cronica, cedono e controbilanciandomi in avanti mi cappotto in un esplosione E-p-i-ca. Mi riempio di neve e perdo le bacchette (la robi le ritroverà).

Sul ghiacciaio incontriamo una bella primaverile che con il perdere di quota diventa sempre più pesante fino, in basso, a diventare marciazza. Si scia sull'acqua (c'è a chi piace.).
Gh. Rutor, la Thuile in basso e il Bianco sullo sfondo. 

Panorama sul Granparadiso
La parte finale è invece un gava-buta sui valangoni con un paio di curve sulla terra e altre sull'erba...
In tre ore ritorniamo alla macchina e concludiamo la giornata al Bar con due medie (a testa) e un piatto di ravioli al radicchio.
Pa mal!

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