domenica 21 ottobre 2012

Monte Ambin - Parete Nord

La parete Nord

  • Quota partenza (m): 1849.
  • Quota vetta (m): 3264.
  • Dislivello complessivo (m): 1415.
  • Difficoltà: AD-.
  • Prima salita: Couvert, De Regibus, Prandi 21 giugno 1931.
  • Località partenza: Grange della Valle (Exilles, TO) .
  • Tempo totale impiegato 8 h.
  • In compagnia di Gianni.




È il caso di dire "le ultime parole famose": l'anno scorso avevamo spergiurato di non ritornare al colle d'Ambin. E invece puf! Rieccoci qua per salire il versante Nord del monte Ambin. 

Praticamente con oggi concludiamo, insieme al Cordonnier e ai Denti d'Ambin un bel trittico sul gruppo degli Ambin che ci ha impegnati per un anno abbondante.

Vista la nevicata della scorsa settimana (la prima della stagione), tentiamo il colpaccio. Cercando su gulliver non troviamo grosse info se non qualcuno che è salito sul Niblé. Questi parlano di circa 10 20 cm di neve fresca assestata sul ghiacciaio Ferrand. Ci bastano, ritrovo sabato alle 600 da me, direzione Levi Molinari.  

Rieccoci alle origini
Nessuno in giro, procediamo con buon passo verso il colle d'Ambin. In due ore siamo al bivacco. Notiamo che è stato aggiornato con un piccolo impianto fotovoltaico e con delle finestrotte nuove. 

Un bell'esempio di come si possono impiegare poche migliaia di euro per aggiornare strutture già esistenti. Senza il bisogno di montare catafalchi a forma di sigaretta, o supposta, da duecento mila euro, dove, per viscare una luce, ci vuole una laurea in ingegneria nucleare (che possiedo). 
Ma alla fine cosa vuoi che capisca un ignorante come me di mountain business?

Chiusa la parentesi polemica, facciamo merenda al colle e ci incamminiamo alla volta del Rudelagnera. In mezz'ora siamo sul ghiacciaio. È coperto, certo con non chissà quanta neve... ma forse l'abbiamo azzeccata!

Prepariamo il materiale, ci ramponiamo. In un'altra mezzora arriviamo al clou della parete. Siamo un po' affaticati dalla marcia con i ramponi lungo il traverso, le caviglie scricchiolano. Il pedio inizia ad inclinarsi e abbandoniamo la salita per traversi prendendolo full frontal. 

Da buoni aspiranti ripidisti saliamo slegati.

In parete
Senza grossi intoppi continuiamo a salire, c'è uno strato di circa 10 cm di neve sopra uno di ghiaccio più duro. Anche se sono già le 1030 il sole non riesce a fare capolino all'interno del cerchio glaciale e la neve si mantiene.

La via è corta, possiamo permetterci alcune pause foto in cui ci alterniamo al comando. Lasciamo il colletto alla nostra destra, in modo da non essere più sotto il tiro della grossa cornice. 

Da sotto, non pensavamo fosse presente e invece il vento aveva già lavorato abbondantemente dall'ultima nevicata. Memori di ciò che successe ad una scuola di Alpinismo un paio di anni fa, abbandoniamo pensieri bellicosi di piolet traction e lasciamo la cornice lì bella tranquilla a godersi la vita.
Sotto il colletto, inizia a intravedersi la cornice

In alcuni tratti la neve è carente, bisogna fidarsi dei ramponi, due picche fanno comodo a Gianni. Peccato che il sottoscritto ne abbia solo una.

Mentre procedo a poche centinaia di metri dalle roccette a fianco del colletto la picca sprofonda: sono sopra un ponte di neve che copre la terminale.  Non riesco a capire quanto sia larga, davanti a me sicuramente si protrae per circa mezzo metro, cioè dove è sprofondata la picca.

Quello che mi preoccupa è non sapere cos'ho sotto i piedi: non riesco a capire se sono già sopra oppure giusto sul bordo. Per sicurezza slego la corda, che ho prontamente a tracolla, e la lancio a Gianni, che nel mentre ha già attrezzato una sosta veloce su due chiodi.

Una volta protetti faccio un balzo in avanti e salgo di alcuni metri lontano dal buco nero, in modo da attrezzare una seconda sosta per assicurare il passaggio di Gianni. La passione per i buchi, di tutti i generi, del Gianni (tombeur de femmes) lo obbliga a dare una sbirciata: la terminale è profondissima, ma per fortuna non troppo larga. Dov'ero io c'era ancora ghiaccio per cui non ero proprio appeso sul nulla.
Lascio al socio lo smontaggio della sosta e proseguo verso le roccette. Salgo di alcuni metri e mi posiziono su un balcone per fare due foto. 

Gianni mi raggiunge. E qui arriva un'affermazione che entrerà negli annali del buon alpinista: "Dave, io mi slego! Ne ho le palle piene di sta cazzo di corda! Tanto il misto è facile!". Bene, ovviamente lo ascolto e proseguiamo per una cinquantina di metri su misto, infingardo a causa della qualità della roccia. Proprio per questo il Gianni (per non parlare del sottoscritto) inizia a giocarsi un bel po' di jolly per il 2013 finché decide, che forse è il caso di ri-legarsi, come fanno tutti i bravi cristiani.

Arrivati in cima alle 1230 troviamo un venticello un po' fastidioso che non ci permette di fermarci a mangiare e scendiamo poco più in basso. Oggi non abbiamo fretta.

La discesa si è svolta lungo la cresta ENE, nonché via normale per il monte Ambin. Una bella ciaplera dove siamo volati un paio di volte.

 Grazie ad una grandissima intuizione di Gianni, scendiamo dal colle d'ambin ovest così da risparmiarci la risalita al bivacco Blais. Gli offrirò una birra!

Non contenti, decidiamo che è il caso di calmare i nostri bollenti spiriti in un laghetto ghiacciato, facendo un breve, ma inteso, pediluvio.
Il pediluvio mi costerà un paio di buìe e la scoperta (con somma gioia) che il ghiaccio taglia i piedi...

Dopo il nostro particolare vamos a la plaja, scendiamo dal colle ovest e ci riattacchiamo al sentiero che porta al lago delle Monache, rimesso a nuovo di recente. Da lì in breve siamo di nuovo sul sentiero che porta al Levi Molinari e in un'ora e mezza raggiungiamo la macchina.



Il ritorno in macchina è stato, come al solito, degno dei migliori frequentatori di taverne tedesche o irlandesi, con tanta birra, cipolle e hamburger!  






1 commento:

  1. Bella narrazione ottime le onomatopee. Un po' meno il misto selvaggio ma per godere bisogna soffrire

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