domenica 9 settembre 2012

Uja di Mondrone - Via Rosencrantz

La parete N dell'Uja di Mondrone

  • Quota partenza (m): 1400.
  • Quota vetta (m): 2964.
  • Dislivello complessivo (m): 1564.
  • Difficoltà: D.
  • Prima salita: Giorgio, Daniele e Sergio Rosenkrantz (1939 DC). 
  • Località partenza: Molera (Balme).
  • Tempo totale impiegato 12 h.
  • In compagnia del Sintu Triu composto da Gianni e dal Jolly: Lo Zuncur.

Gita tosta.  L'idea di questo itinerario, storicissimo, su una montagna simbolo delle Valli di Lanzo, c'era da un bel pezzo. Già dall'anno scorso l'occhio era caduto sulla nord della Mondrone. Poi per impegni vari ed eventuali e abbondanti cagamenti addosso abbiamo deciso di rimandarla a data da destinese... 

L'occasione s'è presentata un po' per caso: lo Zuncur, geloso della nostro affiatamento alpinistico, ha deciso di intromettersi proponendo all'inizio una Burgasser... Poi tramite bravi avvocati e mille ricorsi fallici siamo riusciti a spostare l'attenzione del possente sassista verso la Rosenkrantz. 

Se l'ho chiedete a lui la storia è ovviamente diversa: "mi hanno chiamato perché si cagavano sotto." 
Ovviamente c'è del vero in entrambe le storie.

Prima parte di avvicinamento.
La stagione è quasi alla fine: se non entra al primo colpo si rimanda tutto alla prossima stagione.

Come al solito siamo motivati e l'obiettivo è sempre lo stesso: fare tutto in giornata. 

Partenza da casa alle 530 circa e da molera intorno alle 730. Qui gli stili si divido: il gianni e il sottoscritto con gli scarponi da 1 kg, fedeli alla linea. Simone praticamente in spadrilas.

L'umidità è alle stelle, fino al bivacco Molera la salita è estenuante. Sono in piena fase Nilo.
Tra una bestemmia e l'altra raggiungiamo in due ore abbondanti la base dell'imponente parete N. 

Gianni è perplesso: "Ragazzi ma siamo sicuri?? A me sembra che penda un po' troppo."

Le settimane prima, in piena guerra fredda, si erano svolti svariati attacchi psicologici da parte mia e di Simone al povero Gianni:

"Eh Gianni c'è un traverso a metà via... Espostissimo". 

Per rincarare la dose Simo aveva avuto la bella idea di postare al malcapitato una foto del traverso degli dei sull'Eiger:

"Ma dove cazzo volete portarmi!? Io non vengo!? È pure ghiacciato!"


Si calzano le scarpette.
La prima parte di parete è da salire alla belle meglio, si superano le prime bastionate e ci si infila in un enorme vaginone di roccia: un camino che, rettilineo, sale fino al fatidico traverso degli dei.

Siamo in tre, numero un po' sfigato per l'arrampicata. Io e gianni saliamo in conserva mentre lo Zuncur si sente sicuro per procedere in freesolo.

Indossiamo le scarpette a quella che sembra la prima sosta all'interno del vaginone.

La relazione parla chiaro: "Anche se sono presenti chiodi a vista non proseguire nel camino bensì tagliare a sinistra ". Lo zuncur segue la relazione alla lettera e superando un paio di placconate bagnate ed esposte sparisce alla nostra vista.

All'attacco del secondo tiro.

In piena parete sul 2° Tiro: Quarti in umido con contorno d'erba. 


Da buon spazzacamino non posso che NON ascoltare la relazione. Parto all'arrembaggio del Vaginone. 

Non l'avessi mai fatto. 

Perché sconsigliano di seguire il vaginone secondo voi?
Beh è ovvio: il Vaginone è bagnato e scivoloso!

Il camino è costituito da roccia inconsistente solcata da qualche rivo d'acqua. Le scarpette scivolano e gli appigli rimangono in mano.

La situazione è critica. 

Urlo al gianni di secchiellarmi e di prestare attenzione alle pietre, visto che è proprio sotto il tiro delle scariche.

Il tiro è lungo con vari spostamenti a sinistra (nella direzione già intrapresa da simo). Io e gianni abbiamo preparato una cordata da conserva sui 30m circa. 

In pieno tiro mi manca la corda. 

Ovviamente i restanti 20 metri sono nel mio zaino. Bene. Da buona giovane marmotta appesa su una cengia d'erba e muschio mi slego l'otto all'imbrago. Tolgo lo zaino e prendo la corda che è tutta imburionata e piena di nodi. Visto il posto molto comodo, decido di ripassarla e dopo venti minuti sono pronto a ripartire.

Fessure


Spostandomi a sinistra riesco con non pochi Jolly gettati nel cesso a raggiungere la sosta dove ritrovo Simone. Recuperiamo il gianni, che con le mie stesse difficoltà riesce a uscire alla bella meglio dal secondo tiro: "Mai più che posto di merda!".


I successivi tiri sono un po' più puliti, si continua all'interno del Vaginone. Sfortunatamente sta salendo la nebbia e in breve le temperature scendono, costringendoci a salire con le menie e braie lunghe. 
Lo zuncur ha dimenticato i pantoloni lunghi. In compenso ne ha un altro paio corto. Li indosserà entrambi fino alla macchina!

L'arrampicata è bella, i gradi sono tranquilli saliamo veloci e in breve, raggiungiamo il tiro chiave di tutta la via: la cengia che spancia e il traverso degli dei.



Il ribaltameto: un V bello e buono.
Rispetto ai tiri precedenti l'expo sale nuovamente e buona parte della parete è sotto ai nostri piedi. Francamente non sappiamo bene cosa ci aspetterà al passaggio chiave, ma visto che ce lo siamo portati dietro... leghiamo lo zuncur a due corde (è troppo forte, bisogna legarlo almeno con due per evitare il rischio che le strappi) e lasciamo che salga lui per primo.

Il tiro del ribaltamento è corto rispetto agli altri, in venti metri circa si raggiunge la sosta prima del traverso. La difficoltà a detta dello Zuncur è molto più alta del IV dato sulla relazione: siamo sul V/V+ buono.
Gianni rende onore e rispetto ai mitici nut di legno.
Decido di salire io dopo simo. La prima parte è esposta ma non troppo difficile, la roccia è ottima, si trovano addirittura dei vecchi abalakov nei punti più difficili. 

Il ribaltamento è tosto, mi devo far tenere da simo. Da primo non so se sarei passato: ci sono poche mani (svasi) e i piedi sono nascosti al di sotto del ribaltamento.
Per gianni decido di integrare le protezioni già messe con dei nut di mia fabbricazione: in legno (!? sì di legno). 
In questo modo si riesce addirittura ad azzerare il passaggio.

Simo ci sbeffeggia

Finalmente in sosta vediamo il traverso degli dei... Beh esposto è esposto... Ma la nebbia aiuta... Non si vede sotto.
Simo riparte da primo, le protezioni in questo traverso sono inesistenti bisogna integrarle completamente.

Raggiunta la sosta è la volta di Gianni: "Ma io di lì mica passo... Dave... Ma siamo sicuri?"

Oltre all'esposizione l'unica difficoltà oggettiva è un gradino di un metro e mezzo liscio, che butta nel vuoto.
Da buon ballerino placchista di tip da tap Gianni, passa senza troppi tentennamenti. 

Al mio turno, sono preoccupato visto che ho dei piedi poco performanti sulla placca. 
In realtà il passaggio è più semplice del previsto: se si è sufficientemente alti si è in grado di azzerarlo completamente.

Con una spaccata e una tallonata aerea degna di Nureyev azzero il passaggio e passo senza incontrare altre difficoltà il traverso.
Gianni



Il tiro sotto l'enorme spiovente della Nord è della serie avventura: si sale dove si riesce. Simo si va a piantare dentro un canale detritico mentre io e gianni proseguiamo su cenge esposte e mettiamo i piedi sul tetto.

Una volta che il Sintu Triu si è riunito, ci portiamo sotto il camino che, con i famosissimi "III sostenuti" di gulliver, porta in vetta. I tiri dovrebbero essere due, ma decidiamo di procedere in conserva. Lascio la prima parte del camino a gianni mentre io mi spazzo in allegria la seconda parte.

Se si vuole seguire precisamente il camino, le difficoltà non sono da sottovalutare, soprattutto per il fatto della roccia, molto umida. 

Simo preferisce passare a lato, dove le difficoltà sono inferiori e raggiunge la vetta con un po' di anticipo rispetto a noi.
Alle 14 circa siamo in mezzo alla nebbia in vetta. Peccato, sicuramente il panorama è eccezionale. Grazie ad una fulminea apertura riusciamo ad intravedere il Granpa, per il resto solo grigio.

In uscita dal camino finale.
Non abbiamo fretta. Il banchetto è a base di tonno, fagioli, meglia e simmenthal. Da Stumiera!

La discesa. Come al solito c'è anche lei. 1500 m di cui 500 di ciapere. In aggiunta il tonno rio mare mette un sete della madonna. Io e Gianni rimaniamo un po' spaesati (fase digestiva) e con non poche difficoltà ci rabastiamo dietro allo Zuncur. 

Quest'ultimo, saltella come una gazzella in calore dietro ai numerosi stambecchi. Come già successo a Chamonix, Gianni va in crisi per il troppo abbuffarsi e fino al sentiero di ricongiungimento col Molera non parla più. 

Dopo una pausa raffreddamento piedi, ripartiamo in piena crisi mistica e rotolando arriviamo provati alla macchina alle 18:30.
Il Sintu Triu in vetta
Vista l'ora decidiamo di fermarci per una pizza a quella che diventerà la pizzeria preferita del gianni: il gigolò di Valgioie. 

Attenzione alla padrona-milf in tiro!




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