sabato 15 settembre 2012

Gastaldi - Cresta SE e N

  • Quota partenza (m): 2020.
  • Quota vetta (m): 3214.
  • Dislivello complessivo (m): 1194.
  • Difficoltà: AD.
  • Prima salita: Perotti 1907 DC. 
  • Località partenza: Pian del Re (Crissolo, CN) .
  • Tempo totale impiegato 12 h.
  • In compagnia di Gianni.
Gita per amanti del genere.

Partita sotto una cattiva stella, inizialmente si doveva andare a fine agosto, poi la troppa festa del giorno avanti ci ha fatto arrivare al canale due dita a mezzogiorno. Quindi niente salita vista l'ora, qualche manovra e via, giù direttamente a mangiare alla festa della Lega a pian della Regina (ovviamente sto scherzando).

Ritornati a metà settembre. Partenza questa volta in orario (6:00) e arrivo al canale due dita intorno alle 9 di mattina. Condizione secchissime (sic! ma va? siamo a settembre!) e tante rolling stones. 

A tempo di rock e ovviamente, da buoni aspiranti ripidisti, saliamo slegati. Anche se un po' secco si sale abbastanza bene, ci teniamo al centro del canale su una piccola dorsale di ghiaccio/neve, in modo da essere leggermente protetti dalle scariche di pietre, che arrivano soprattutto dal vicino Visolotto.
  
Le guide dicono di tagliare sul famosissimo (!) prato del camoscio, una specie di cengia erbosa disposta a circa metà canale, da questa cengia si raggiunge la cresta SE, il nostro obiettivo.

L'uscita dal canale non è banale, ai lati c'è terra mista a vetrato. Passiamo uno alla volta e facendo un po' di piolet traction... nella terra... riusciamo a portarci sulla cengia.

Trovare la retta via non è alquanto banale, e si procede per placche di roccia quando va bene e per licheni o per muschi altrimenti. Puntiamo alla bella meglio verso la cresta e in circa un'oretta, da quando siamo partiti dal prato del camoscio, la raggiungiamo.

La roccia non è male, solida (le ultime parole famose) e le difficoltà sono relativamente basse. Si procede veloci e si alternano tratti aerei ma assolati ad altri poco esposti ma verglassati. La cresta ha uno sviluppo verticale di circa 400 metri di cui trecento percorsi abbastanza velocemente.

The Camino Experience. 
A quota 3100, raggiungiamo una camino, forse raggirabile sulla sinistra (rispetto a noi che saliamo), ma non appuriamo. Da buon spazzacamino chiedo al Gianni se è d'accordo ad inoltrarci nell'anfratto.

La risposta è come al solito positiva: "Mi son già rotto le palle di sta cresta, andiamo ad infilarci là dentro... tanto è facile!".

La scelta risulta, in parte almeno, azzeccata perché incontriamo alcuni vecchi chiodi.


Altrettanto non si può dire della qualità della roccia. A circa metà camino passo al comando e, secondo i nostri calcoli, con circa un tiro dovremmo uscire o in vetta o comunque al di fuori del camino.

La progressione non è banale, le difficoltà sono sul quarto continuo, sono in scarponi e per di più si muove tutto. Il camino è costituito per la maggior parte di rocce appoggiate per grazia divina. In linguaggio tecnico "una bella merda".

Urlo al Giannino, che nel mentre non vedo più a causa di uno strapiombo: "Gianni, è una merda! Secchiellami che è meglio."

Da qui fino all'uscita è un minestrone di imprecazioni e bestemmie; riesco a proteggermi con qualche friend, ma la consistenza della roccia è tale che nella maggior parte degli anfratti non si può infilare nulla, a meno di voler tirare in testa al Gianni dei bei pietroni teneroni.

L'uscita è fantastica, al limite del fetish: bisogna ribaltarsi sopra ad un tetto, costituito da due o tre mega lose in equilibrio precario. La sosta è da guinness: cerco una pietra un po' più grande delle altre e con un paio di cordini l'attrezzo alla belle meglio.

Assicuro il tutto appoggiato, a mo' di equilibrista del circo Orfei, sopra un'altra pietra mobile. L'equilibrio dura poco e, mentre il gianni sta già salendo, FLIP! Scivolo e la pietra parte rotolando giù verso il Due Dita con un fracasso micidiale.

Silenzio.

Dopo qualche secondo arrivano le bestemmie del Gianni: "diuffaus, tutto a posto Dave? mi son cagato addosso."

Il Gianni essendo dentro al camino non aveva potuto vedere nulla, ma ha solamente sentito i tonfi sordi del roc mentre roteava a tutta birra giù dalla parete, opposta al camino.

Da Valgioie con furore.
Dopo "The camino experience", raggiungiamo velocemente la vetta sud e per placche esposte la nord, da cui diparte la cresta N di discesa.

Qui si inizia, d'altra parte come al solito, a sentire puzza di bruciato per quando riguarda la discesa.

Globalmente non è poi stata tanto più facile della salita. Molto esposta, innevata in alcuni tratti e soprattutto poco chiara: ovvero non riuscivamo a capire dove cazzo scendere, più di una volta infatti siamo tornati sui nostri passi.

Memori dalle volte passate, l'imbrago l'abbiam tenuto fino a sotto il Giacoletti! Arrivati al passo del colonnello, finalmente, si può dire che il difficile sia finito e in circa due orette abbiamo raggiunto pian del Re.


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