venerdì 10 agosto 2012

Uja di Bessanese - Cresta Rey

Cresta Rey e Murari, visti dal colle della Bessanese.


  • Quota partenza (m): 2000.
  • Quota vetta (m): 3604.
  • Dislivello complessivo (m): 1604.
  • Difficoltà: AD.
  • Prima salita: Rey (1889 DC). 


  • Località partenza: Vincendières (Savoia). 


  • Tempo totale impiegato 13 h.
  • In compagnia di Gianni.
















  • Finalmente.

    Gianni aveva giurato e spergiurato: "Io lassù non ci torno neanche morto!".

    La cresta Nord a sx e quella delle Grand Pareis (chissà magari
    la prossima volta...) di fronte, viste dall'Averole.

    Rieccomi a scrivere la relazione della seconda salita alla Bessa, dopo meno di un anno di distanza dal Murari.

    Questa volta ci siamo cimentati sulla cresta nord, o anche cresta Rey, che conduce al segnale omonimo, l'ultimo dei tre che ancora non avevamo preso d'assedio.

    Gianni era indeciso, fino all'ultimo non era molto incline a questa nuova avventura.
    Ho dovuto, come al solito, ammaliarlo con false speranze e altrettanto false promesse:

    "Miii gianni, anduma! Guarda che in punta è pieno di figa!".  Poco è bastato alla fine per convincerlo.

    Quest'anno il mese di agosto si presenta ricco di avvenimenti, la prossima settimana partiamo per il tour del Bianco.  Questa volta non saliremo in vetta, bensì circumnavigheremo il massiccio in bici da corsa. Le date fattibili per la Bessa si riducevano o a l'altro ieri oppure alla fine del mese.

    "Prima ci togliamo il dente e meglio è", recita il proverbio oltre che il Gianni.

    Si sale. Pochi anni fa c'era ancora un ghiacciaio sospeso sulle placconate
    sotto il segnale Rey.
    Per rendere la salita meno mistica e più a portata di anziani, quali siamo, puntiamo ai canonici due giorni.
    Il primo: salita al Refuge d'Averole (accoglientissimo, consiglio)  e pernottamento. Il secondo: salita vera e propria. In poche parole: ci concediamo un po' di lusso.

    Cena ottima e gestori francesi molto simpatici. Mai conosciuto una francese capace di fare le lasagne. Se una sera non sapete proprio cosa fare... andate a mangiar le lasagne all'Averole!

    Alzata alle 430, stessa ora di cento ventitré anni fa del Castagneri e del Rey, che però partivano dal neonato Gastaldi. La salita si svolge su prati e morene detritiche, che come baluardi  difendono ciò che rimane del Ghiacciaio de Pareis. Perdendo mille-mila volte il sentiero (guida Gianni), alla belle meglio, riusciamo a raggiungere il colle della Bessanese.
    Il ghiacciaio l'abbiamo attraversato da buone giovani marmotte: senza ramponi e slegati.

    Gianni poser con la Ciamarella:
    little and Bigga

    Dopo una breve pausa merenda, ci leghiamo e partiamo veloci sulle facili roccette iniziali.
    La cresta è un munta cala, almeno fino alla bouta.
    C'è il vento, fa parecchio freddo, indossiamo tutti i vestiti che abbiamo e arrampicare con i guanti è un obbligo.

    Fortuna che ho i G-therm da carpentiere: 7 euro ben spesi.

    La cresta è larga, solo in alcuni tratti si restringe e fortunatamente è poco verglassata.
    In un'ora e mezza raggiungiamo e superiamo la bouta e attacchiamo la parte finale più ripida e anche più in ombra!

    Il passo chiave è sopra le placconate: un muro gelido di IV che supera uno degli ultimi salti prima del segnale.
    Gianni è caldo come un boiler. Decide di provarlo lui, mentre il sottoscritto prepara un sosta veloce e lo secchiella. Con un po' di ravanamenti riesce a mettere due friend e pian pianotto sale.


    Oramai ha quasi spanciato, ma ecco che succede il patatrac: "Diuffaus ho le mani gelate, non le sento più! Mettimi in tiro!".

    I 3 segnali, visti da un po' prima del Tonini.


    Ovviamente eseguo e Gianni si appoggia sui friend. Devo dire che si è fidato (successivamente, ho scoperto che non si era accorto di essersi adagiato completamente sopra; altro che fidarsi!).

    Dopo una breve pausa, riparte ed esce dalle difficoltà. Preparata la sosta mi incammino anch'io.
    Sono congelato per l'attesa.



    La doppia che dal Segnale Baretti conduce al
    Tonini


    Salgo senza grossi problemi finché, mettendo una mano in una fessura, FLIP! il guanto da carpentiere rimane dentro e la mia mano scivola via. Ho solo il tempo di urlare a gianni: "Stai manzo cazzoooo scivolo" e rimango appeso come un salame sulla corda.
    Forse era il caso di toglierli i guanti.

    Con ancora qualche decina di metri di cresta facile ma decisamente esposta raggiungiamo il Rey. Sono le 13 e anche la cresta nord della Bessanese is fallen! Decidiamo di proseguire e fermarci a pranzare al Tonini.

    L'attraversata dei segnali è come ce la ricordavamo, una merda esposta! Alcuni passi sono larghi non più di una piastrella (appoggiata ovviamente non cementata) .

    Si ha l'imbarazzo della scelta: da un lato 600 metri di vuoto sul vallone d'Averole, dall'altra 900 sul Gastaldi.

    Lasciamo un maillon rapide ai posteri per la calata dal Rey e, seguendo il medesimo percorso dello scorso anno ci ritroviamo al segnale Baretti.

    Lo spartiacque ci protegge dalle nebbie

    "Io non farò mai più una doppia del genere!" disse il Gianni meno di un'anno fa. Questa volta si cala addirittura per primo. Brau gianni!


    Siamo turna alla madonna. La cresta si è rivelata meno impegnativa del Murari, ma di certo non bisogna sottovalutare l'attraversata dei segnali che, anche quest'anno ci ha portato via 1 ora.

    Dopo una merenda da campioni, a base di simmenthal tonno e fagioli, si riparte. Stu vir in discesa non passiamo più dal canale sud! Fanculo!
    Anche se il Gianni vorrebbe ritornarci per recuperare i maillon lasciata l'anno avanti, ma meglio lasciar stare...

    Seguendo i bollini bianchi, che poi forse sono licheni, raggiungiamo i plateau detritici alla base della bessa. Da lì scendiamo sul ghiacciaio d'arnas, dove incontriamo altri escursionisti, venuti da milano per fare la Bessanese. Beh, messi male direi!

    Il ghiacciaio d'Arnas. Secco.

    Il ritorno è eterno, come al solito.

    Fa caldo e i piedi dentro gli scarponi bollono. Ci fermiamo svariate volte a riposarci e in un laghetto ci laviamo anche i piedi.
    Male non fa; almeno è così che dice mia madre.

    Questa volta sono io ad avere il passo un po' più riposato e lungo le gorge del rio d'Arnas stacco di alcune centinaia di metri il sociu. 

    Alle 17 circa arriviamo al rifugio dove una birra per celebrare la giornata non ce la leva nessuno.  Adesso non ricordo, ma forse le birre sono state svariate, al punto di dimenticarci della navetta che dalla borgata di Averole porta al pargheggio di Vincedieres. Non ci è restato quindi che defaticare un po' le gambe lungo la strada asfaltata e arrivare alle 19 alla macchina, piallati ma contenti!

    A presto Bessanese!














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