martedì 21 agosto 2012

Le Rateau - Cima Ovest

Dal Ghiacciaio della Girose, vista del colle omonimo e
del Rateau con la cresta W


  • Quota partenza (m): 3200.
  • Quota vetta (m): 3700.
  • Dislivello complessivo (m): 500.
  • Difficoltà: AD-.
  • Prima salita: Coolidge 1873 DC. 
  • Località partenza: La grave.
  • Tempo totale impiegato 6 h.
  • In compagnia di Gianni.



  • Oggi no fatica.

    Gita con poco dislivello rispetto ai nostri standard e si spera anche con un non troppo elevato impegno mentale.

    Vetta mitica degli Ecrins, vista la vicinanza da casa cogliamo l'occasione per esplorare meglio questo smisurato massiccio d'oltralpe.  Rispetto alle altre vette circostanti, il Rateau è una delle poche non inculate, che può essere raggiunta con la comoda, ma tutt'altro che nuova, funivia della Grave. Notevoli  le porte a scorrimento che rimangono aperte!

    Rateau, dal Colle della Girose.
    Sopravvissuti alla funivia mettiamo i piedi sul ghiacciaio della Girose, decisamente secco e con i crepacci in bella vista.

    La progressione è facile e seguendo la traccia raggiungiamo in breve il colle della girose.

    Alcune voragini non possono essere saltate e si è obbligati a fare lunghi giri, ma tenuto conto dell'itinerario corto non pregiudicano gli orari.

    Laghetto, sempre meno effimero.


    Per sicurezza abbiamo improntato due soste veloci sul ponte (di spessore esiguo) che sorpassa la terminale sotto al colle. Raggiuntolo troviamo, eclatante, l'effetto del riscaldamento con un laghetto affondato dentro il ghiaccio.

    Gli itinerari sulla cresta ovest sono molteplici: si può seguire la cosiddetta "normale" che non percorre mai il filo di cresta, ma piuttosto segue i passaggi più logici oppure seguire appunto il filo, dove le difficoltà sono un po' più elevate.

    Si parte.

    Attacchiamo, da buone giovani marmotte, il filo di cresta. Si procede per ora slegati e con i ramponi ai piedi visti i continui passaggi tra roccia e ghiaccio.

    Superati un paio di risalti rocciosi approntiamo la cresta vera e propria, la neve viene sostituita completamente dalla roccia e possiamo procede privi di ramponi. L'expo aumenta e tra l'altro decidiamo, coraggiosamente, di legarci.

    Alternandoci al comando i metri passano e in breve si raggiunge un netto intaglio nella roccia, dove, con non poche difficoltà, riusciamo a discendere per ritrovarci al cospetto dell'ultima parte di arrampicata.

    Ora, la via più logica sarebbe percorrere le cenge delle guide, sul versante destro che comodamente portano in vetta.

    L'attacco diretto al filo di cresta invece è decisamente più impegnativo: zero possibilità di sosta, esposizione di 500 metri dal lato del ghiacciaio della girose e di mille mila dall'altro, in cui non osiamo, per ora, neppure guardare...

    Sul filo di cresta.
    Gianni: "Ma Dave siamo sicuri? Le guide passano sotto...". Il primo tratto è una placchetta, che poco si adatta alle mie caratteristiche e ai miei piedi di fata...
    En tout cas,  con Gianni disposto su una cengia micrometrica a farmi sicura, non voglio vedere come... parto all'assalto frontale.

    Non passo: salgo prima sulla destra di qualche metro poi su una placca liscia e FLIP! Le mani partono, mi spalmo e fortuna che i piedi rimangono lì.

    Gianni: "diuffaus! Ma siamo sicuri? Oggi non doveva essere facile!?"

    Ridiscendo di quel metro e riprendo in pieno filo, esposto sul ghiacciaio. Qui è più facile, le mani e i piedi ci sono, ma c'è anche un brutto spanciamento che mi fa tribolare il giusto. Riesco per grazia divina a inserire un mini nut in una fessurina e proseguo. Nella foga, Gianni mi farà notare che non ho visto un chiodo alla mia sinistra.



    Integro ancora con un friend, a pochi metri dalla sosta manca la corda, faccio quindi partire il Gianni e in breve lo assicuro col secchiello alla sosta. Senza saperlo sono in vetta!
    Gianni passa fluido il tratto più esposto, mi raggiunge in sosta da dove ripartiamo per goderci la meritata pausa (del campione) a base di simmenthal, tonno e mais.

    In vetta. O quasi.
    Sottili velature si insinuano tra noi e il panorama ad occidente, per evitare il brutto tempo ci prepariamo per la discesa. Seguendo le guide scendiamo lungo l'itinerario "normale" che ci porta velocemente al colle della girose.

    Fortunatamente la routine della discesa viene interotta dalla scoperta di un nuovo sport olimpico: il salto del crepaccio.




    La terminale.
    L'esile ponte sulla terminale è crollato, probabilmente per le temperature, visto che oramai è tutta una polenta...

    La terminale è larga circa un metro e mezzo, e alta un metro ( forma una specie di gradino), per il drop lasciamo un paio di metri di corda lasca, il tutto assicurato ad un fungo di neve e ad una picca. Il primo a saltare è il gianni che si smarmella nella poltiglia al lato opposto. Ricostruita la sosta dall'altra parte, il sottoscritto compie lo stesso gesto atletico del gianni e, con invidiabile tecnica, si smarmella anch'esso nella marcia.

    Il ritorno si conclude senza altre imprese degne di nota, giusto un paio di manovre sul ghiacciaio e giù veloci alla grave alla caccia di una birra gelata!
    "Vuì vuorc ard and vuì plei ard"

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