domenica 15 luglio 2012

Bric Bucié - Cresta Accademica

  • Quota partenza (m): 1750.
  • Quota vetta (m): 2998.
  • Dislivello complessivo (m): circa 2000 tra munta e cala.
  • Difficoltà: AD-, discesa AD.
  • Prima salita: 
  • Località partenza: Bout du Col, Praly, Val Germanasca.
  • Tempo totale impiegato 11 h.
  • In compagnia di Gianni.

Gita che non parte sotto i migliori auspici. Sbaglio (e non sarà l'ultimo!) a mettere la sveglia, suona un'ora dopo. Il povero Gianni mi aspetta fuori casa al duro freddo di giugno  non osando suonare il campanello.

Dopo i Denti di Ambin siamo caldi come dei Boiler per continuare questa estate alpinistica che è partita col botto.

Anche se in stramaledetto ritardo riusciamo ad arrivare in qualche modo a Bout du Col per le 8:00 circa. La comoda strada bianca per il rifugio verde ci fa salire velocemente, anche se il Gianni cristonando è già stufo dell'avvicinamento (e oggi saremo stufi entrambi più volte).

Placconate e tanto vento.
 E qui succede il secondo errore della giornata (e non sarà l'ultimo!), imbocchiamo il sentiero che porta alla Gran Guglia! Bella merda dice il gianni, un'altra ora di ritardo e almeno 500 metri in più tra munta e cala. Pensare che avevo perfino il gps...

Scendiamo sul lato lago verde e in breve siamo turna a salire sul colle del Valpreveyre. Almeno il panorama è stupendo, con tutto il Queyras davanti. Finalmente dopo 3 ore abbondanti siamo vicini alla nostra metà finale. Peccato che bisogna ancora scendere sul versante francese e risalire al passo Bucié dove si spera di trovare la cresta... sempre che non si sia stufata di aspettarci.

In nomine cristi arriviamo, è il caso di dirlo, già stanchi al colle Bucié e per luridumi vari ci appropinquiamo verso l'attacco della cresta. Per la prima parte saliamo slegati e con il materiale ancora nello zaino. La cresta vera e propria attacca sulla sinistra di una placca alta una decina di metri. Da buoni cercatori di piste riusciamo a risalire su cenge erbose e a trovare il fantomatico camino, spauracchio di tutti gli zaini incastrati. Sono le 12 e siamo pronti ad attaccare la cresta.

Tra i due lo spazzacamino è compito del sottoscritto e dunque lo attacco per primo. Per l'occasione metto le  scarpette da arrampicata. Oggi ho optato per quelle, invece il Gianni impavido indossa dei comodi e caldi nepal evo.

Il camino è stretto! Aveva ragione Gulliver! E anche molto all'ombra. Lì dentro mi viene subito la bollita. Momentaneamente bloccato dalla bollita mi faccio secchiellare dal Gianni e integro con due frienduci e un nut-tino. La parte più dura è verso la fine dove un passaggio parecchio angusto limita i movimenti, soprattutto con lo zaino sulle spalle.
Usando la oramai comprovata tecnica dello spalmo, mi spalmo appunto su un ronchione e trazionando di ginocchia misto pancia riesco ad uscire.  Il sole mi accoglie come anche una fastidiosissima brezza fredda.

Si stava meglio quando si stava peggio!

Recupero il Gianni e gli lascio la guida. Fa fresco e saliamo in guanti viste le difficoltà abbastanza basse. Il Gianni trattura tranquillo e procedendo in conserva passiamo le placche e la crestina esposta e in breve ci ritroviamo al passo del cavallo: una lama sottile che separa lo sperone della cresta accademica dalla punta vera e proprio del Bucié.

Dulfer sul passo del Cavallo.
Il panorama è mozzafiato. Sembra di essere sulla prua di una nave che galleggia nel verde del Queyras.


Attrezziamo una sosta veloce e passiamo in dulfer il cavallo. In breve siamo in vetta. Un'ora e trenta di cresta contro quattro ore abbondanti di avvicinamento!  Giornata d'alpinismo d'altri tempi!




Si attrezza la sosta dall'altro lato del passo.
Sbagliando  (e non sarà l'ultimo!) ci togliamo gli imbraghi tanto, a detta di gianni:
"La discesa è una cazzata."


Dopo una lauta merenda iniziamo la discesa dalla normale francese tenendoci sul filo di cresta.  Qualcosa però va storto, senza saperlo sbagliamo itinerario e BAM ci ritroviamo in piena parete nord!
Fa freddo, siamo in ombra, la verticalità della parete è totale.

Io: "Gianni ma che cazzo è sta merda, non c'era scritto nella descrizione dell'itinerario della normale!".
Siamo alla merce di strapiombi e cenge lu-ri-dis-si-me, tutte ricoperte di giaira da infarto. In più siamo slegati e non abbiamo neanche l'imbrago addosso.

Oramai non è più una gita, è un viaggio EPICO.




In vetta.


Sia io che Gianni ci alterniamo alla ricerca di un passaggio agevole.
Scendiamo da cenge invereconde, disarrampichiamo su diedri esposti, evitiamo alla belle meglio i passi di terzo si susseguono uno dietro l'altro. Più volte torniamo indietro perché ci ritroviamo su balze di roccia insormontabili.

Da pelle d'oca.



Proctologia porta via!


Il Gianni non vuole legarsi: "diuffaus adesso non siamo neanche più capaci a scendere su un pd !? Io non mi lego per principio!".
In piena estasi Io gli do corda: "eh certo che l'hanno gradata bassa per essere pd."

Stoici raggiungiamo la breccia da cui finalmente diparte il canalone che riporta sul sentiero. Nel canalone sembra di essere su un autostrada.


A distanza di mesi ho scoperto che l'itinerario da noi percorso in discesa non era la normale francese bensì una via sulla parete nord del Bucié gradata AD. 

In breve siamo a prendere un birra al rifugio Lago Verde. Sono le 16:00 e oramai abbiamo capito che prima di sera inoltrata non saremo a casa.  Quindi tanto vale scendere tranquilli e discorrere sulle future cavalcate alpinistiche.

Il bivacco Soardi visto dalla cresta.
Arrivati al bivio che ci aveva tratti in inganno all'andata, ovvero a poche centinaia di metri di dislivello da Bout du Col, vedo un invitante scorciatoia che si perde lungo il torrente sul fondo del vallone.
Dico al gianni: "guarda che di lì facciamo prima, scende diretta e per di più ci sono le tracce delle mucche. Figurati se le mucche non sanno dove andare!". Questo è l'ultimo errore della giornata per fortuna.

Scendiamo lungo il sentiero e in breve ci ritroviamo in una selva bloccati sopra bastionate di terra e salti di roccia notevoli. Un postaccio.

"Meno male che le mucche sapevano dove andare".

Questa deviazione ci fa perdere un'altra ora e stremati raggiungiamo la macchina alle 19:00.


Io, piantato tra rucas in discesa.




Decidiamo di fermarci a prendere una pizza e tanta, tantissima birra vista l'epicità della giornata! Dove senza saperlo abbiamo quasi fatto il tour del Bucié, la cresta accademica, la parete nord in freesolo e raccolto anbrune dentro forre pietose!





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