lunedì 25 giugno 2012

Rocca Rossa - Via Pepito

Lo spigolo di Pepito,  il Pic d'Asti e lo Zuncur
in meditazione con l'usel en man.


  • Quota partenza (m): 2748.
  • Quota vetta (m): 3050.
  • Dislivello complessivo (m): 300+150 di avvicinamento.
  • Difficoltà: 6a+ max.
  • Località partenza: Colle dell'Agnello (Ponte Chianale CN).
  • Tempo totale impiegato 6 h.
  • In compagnia del quintetto degli Spurghi.


Per domenica, lo Zuncur ha proposto una via in valle Varaita. Quindi abbondanza di spit, questi strani tabernacoli di acciaio. Ovviamente io e il Gianni non abbiamo affatto il grado, ma no problem... almeno questa è stata la risposta dello Zuncur.

Per questa gita su roccia "solida" siamo un dream team invidiabile... il quintetto degli spurghi:
  • Lo Zuncur, al secolo Simone: Maestro Jedi del Sassismo, nonché dittatore incontrastato della spedizione Valsangonese in valle Stura.
  • Piedi di Burro Mauri, al secolo Maurizio: Cavaliere dell'arrampicata su roccia e grande amante (si fa per dire) delle placche.
  • Gianni Red Dragon, al secolo Gianluca: il gigolò di Valgioie, amante del lurido, ma anche placchista convinto.
  • Il BarbAlbi, al secolo (scorso vista l'età) Alberto: neofita della roccia. Super eroe della pauder, il Flash dello scialpinismo. L'uomo proiettile dello sci. La sera prima ha voluto ancora una conferma: "Quindi non devo pellare?".
  • Quentin Tarantino lo Spazza Camino, ovvero il sottoscritto: Gran Ciambellano del Lurido, il tarzanello peggiore dei camini alpini.
L'attacco: all'ombra e nella neve.
Raggiungiamo a Castel Delfino Simo e il Mauri che hanno dormito in loco. Il pretesto? Avevano già fatto una via il sabato e dunque per loro era più comodo così.  Non ci ha creduto, ovviamente, nessuno.

Avvicinamento super rapido e attacco della via, all'ombra e con i primi spit coperti dalla neve. Ci dividiamo in due squadre: il Mauri ed il sottoscritto per primi e i rimanenti tre, sorretti dalle possenti braccia di Simo.

Per non mettere a disagio (sic!) gli altri decido di salire da secondo e lasciare campo libero al Mauri.

Il primo tiro, 6a+, è tignoso. Il Mauri è freddo come un ghiacciolo, gasasa per una buona mezz'ora. Io nel mentre mi metto pure i guanti.
Giunto il mio turno salgo alla bella meglio. Non ci sono appigli! E soprattutto, non so praticamente arrampicare con le scarpette...

I tiri successivi sono un più alla mia portata. Si sale seguendo la cresta, standone però sempre al di sotto.  Più si sale più l'expo aumenta. Essendo solo in due progrediamo più velocemente, ma la distanza non è comunque sufficiente a fermare le imprecazioni del Gianni: "mai più su di qua, voi siete matti. Cazzo".

E il bello non l'ha ancora visto!

Arrivati a poco oltre la metà della via c'è da fare un traverso da "mutande marroni". Spit a kilometri e traversata abbarbicandosi sotto una super losa, mezza appoggiata. Sarà un 4+, ma (da secondo sempre)  l'ho veramente patito! Una volta uscito dal passaggio, ancora mezzo tremolante, urlo giù agli altri tre:

"Gianni vieni su, non sai cosa ti aspetta! Da caghese a col!".

 Il mio attacco psicologico ha sortito l'effetto voluto... la risposta arriva solo più dal "ohohoh" dello zuncur, immune a questo genere di attacchi psichici.

Il tiro successivo è di nuovo altrettanto infartante, non per la difficoltà, ma per una pietra, che ha deciso di staccarsi e cadere insieme alla mano che la stava tenendo (la mia) sul mio naso.

Che botta! fortuna che l'altra mano era su una bella ronchia... altrimenti mi sarei catapultato di sotto.
Ancora qualche difficoltà sul penultimo tiro, dove il Mauri ha dovuto tirarmi la corda più del solito... Infine all'una e trenta siamo arrivati in vetta. Si sta bene, ma un leggero venticello non permette di svestirsi troppo.

Da qui in avanti il Mauri, forse per l'età, ha iniziato inesorabilmente a degenerare mentalmente:"Cazzo, c'è la neve. Siamo fottuti non riusciremo a scendere. Torniamo a casa domani se dobbiamo fare... (e qui arriva la parola più temuta dal povero Mauri) LE DOOOOOOPIEEEEE!".

Cerco di tranquillizzarlo, ma nulla da fare, dopo qualche minuto inizia la solita solfa: "Non arrivano più (gli altri). Siamo fottuti... LE DOOOOOPIIEEEE".

Dopo un'ora di farneticazioni sulle DOOOOOPIEEEE decidiamo di andare in avanscoperta, fino al colletto nevoso, che lungo un canale sull'altro versante permette la discesa. La neve è marcetta, da esperto del metodo Culeman, capisco che ci sarà da divertirsi. Ma il Mauri è tremendamente preoccupato: "No Dave, scivoliamo, ci sfracassiamo, ci ammazziamo, ci smarmelliamo se scendiamo slegati. Dobbiamo legarci." e in qualche attimo di terrore gli scappa ancora un "Le DOOOOPIIIEEEE".

Ci leghiamo per scendere 50 metri, poi il pendio diventa più dolce e possiamo toglierci definitivamente gli imbraghi. Nel mentre sopraggiungono anche gli altri che utilizzando il metodo Culeman, ci raggiungono in un batter d'occhio.

Per una volta, la gita si conclude nel primo pomeriggio. Recuperiamo il tempo in avanzo davanti a tante birre e acciughe al verde, come consuetudine Valsangonese nel mese di giugno... arrivando alla solita ora beata a casa.

Il quintetto detto dello "spurgo" con alle spalle la Taillante.



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