lunedì 18 giugno 2012

Denti d'Ambin - Canale Purtscheller e dente Meridionale


I tre denti visti dalle Rochers Penibles
  • Quota partenza (m): 2183.
  • Quota vetta (m): 3371 (il più alto tra i 3 denti).
  • Dislivello complessivo (m): 1200.
  • Difficoltà: AD.
  • Prima salita: Gerra 1884 DC. 
  • Località partenza: Piccolo Moncenisio (Lans le Bourg o Termignon?)
  • Tempo totale impiegato 14 h.
  • In compagnia di Gianni.



Back to the origins. 
La stagione alpinistica 2012 non può che iniziare sugli Ambin. L'obiettivo è la salita al dente meridionale d'Ambin, passando per il canale NE, anche detto Purtscheller. 

Ormai è tutto l'inverno che abbiamo in mente questa gita. Nelle ultime settimane abbiamo tenuto sott'occhio le condizioni della strada che porta al Piccolo Moncenisio, oltre ovviamente alle condizioni del canale NE che appaiono (guardando dal forte roncia) abbastanza buone. La salita al dente meridionale ci sembra la più completa, visto che c'è sia neve che roccia. Il settentrionale, visto dalla Francia, appare più ardito, ma dalle relazioni lette in girula anche meno interessante.

Decidiamo di partire sabato sera, accamparci lungo la strada che porta al vallone delle Savine e attaccare la salita l'indomani mattina.
Sotto le bastionate che nascondono il canale NE

La sera è fresca, molto umida. Montiamo la tenda circondati dal gnera, non si vede più in la di un metro. Voglia di umido: in tenda fa più freddo che fuori! La notte sembra non passare mai e, complice l'età con i suoi i vari acciacchi, Gianni vuole già partire all'una.
Riesco, con le mie arti ammaliatorie, a temporeggiare sulla partenza fino alle quattro, ora in cui ci alziamo per fare colazione.

Essendo venuti in macchina, non abbiamo fatto sacrifici sulle cibarie: la colazione è degna di un banchetto reale.
Lo sappiamo entrambi, puntualmente la pesante colazione si ripercuoterà sulla salita!

Infatti l'avvicinamento è un supplizio. Il vallone delle Savine è eterno, impieghiamo 2 ore a raggiungere il lago e un'altra ora per toccare la prima neve sotto la mole dei Denti, che intanto iniziano a prendere i primi raggi di sole.

Lungo il sentiero incontriamo una coppia anch'essa diretta ai Denti. Miracolo! Non siamo i soli quest'oggi!

La strettoia appena superata
 Vista la scarsità di neve, decidiamo di lasciare sotto una pietra le ciaspole, secondo noi inutili per la giornata. Arriviamo finalmente all'attacco del canale verso le 800. Fa un caldo della Madonna.
Forse Gianni non aveva tutti i torni a volersi alzare già all'una! Scopriamo che c'è già un'altra cordata lungo il canale che sta battendo traccia.
La neve è completamente marcia, si sprofonda e la progressione è faticosa!
Sulla massima pendenza: stairway to heaven.



Una volta calzati i ramponi e messo l'imbrago partiamo all'attacco della strettoia.

Da aspiranti ripidisti saliamo slegati.

Gianni parte per primo e ravanado alla bella meglio supera la strettoia, che ormai è un colatoio più vicino ad un torrente che ad un canale di ghiaccio.

Facciamo due foto canoniche e ci invertiamo al comando, prendo per la massima pendenza e mi sposto leggermente a sinistra, in modo da non essere sotto il tiro delle scariche che provengono dai Denti. Fortunatamente le scariche ci graziano e, in tutta la salita, vediamo poche pietre correre giù per il pendio.
Il pendio è un fazzoletto sospeso a 45°, sembra di salire direttamente in cielo.

Saliamo veloci, la neve marcia rende tutto più facile, ma ahi noi i piedi sono marci anch'essi! Gli ultimi 100 metri spianano leggermente e alle 930 siamo al colletto. Lì incontriamo i due baldi giovani che avevamo intravisto lungo il canale, li ringraziamo per la traccia e scopriamo di esserci incontrati qualche anno fa sul Niblé, il mondo è piccolo!

Dal colletto, rivedendo il nostro amico Grand Cordonnier, scopriamo che anche gli altri due amici vorrebbero salirlo... allora non siamo gli unici amanti del lurido!

Dopo una breve pausa ci leghiamo e iniziamo a studiare dove attaccare il Dentone meridionale.
Da sotto appare verticale, diviso in due da una cengia che corre lungo tutta la parte mediana.
Sicuramente la cengia è quella da cui ci si cala in doppia fino al colletto.

Gianni non è troppo convinto: "Dave, ma siamo sicuri?" Ovviamente il suo non è altro che un'augurio di buona fortuna. Gianni mi lascia l'onore di attaccare per primo: l'arrampicata, che da sotto appariva un'incognita, è intuitiva. Si sale lungo una fessura in cui si trova (addirittura!) un cordino incastrato. Il passo più duro è appena sotto la cengia: mancano le mani per ribaltarsi e in aggiunta si muove tutto.

Dico a Gianni di fare occhio con la solita eleganza che ci contraddistingue: "stai manzo che mi devo giocare un jolly cazzo". Per ribaltarmi mi spalmo come la marmellata su una fetta biscottata: con le mani ravano alla meglio e rancando prima  un cespuglio d'erba e poi un po' di terra riesco finalmente ad appoggiarmi sulla cengia. Raggiungo la sosta e recupero il Gianni. Integriamo il passaggio del ribaltamento con un nut che lasciamo per agevolare il passaggio degli altri due alpinisti.

Da buon spazzacamino individuo proprio di fianco alla sosta un bel camino che sale verso l'ignoto. Non sapendo appunto dove porta, decido di lasciare stare e passo a Gianni il comando. In breve Gianni  raggiunge la vetta passando su cenge esposte e qualche passaggino facile.
Sono le 1030  e anche il dente d'Ambin è nostro!

Il dente settentrionale visto dal meridions
 Dalla vetta il panorama è spaziale, complice la bella giornata la vista spazia dalla pianura, al Bianco, agli Ecrins. Bella sinuosa è anche la vetta del settentrionale... Ma per oggi ci accontentiamo.

Lasciamo il posto in vetta ai nostri compagni di avventura e scendendo a ritroso lungo la via di salita, ritorniamo alla cengia dove, per la gioia del Gianni, ci aspetta una bella doppia sopra il colletto.

Dopo un'eternità passata a capire come si fanno le doppie, a causa un inverno di astinenza alpinistica, scendiamo al colle e ci incamminiamo verso una discesa che ci porterà via più tempo della salita!

La cresta delle Rochers Penibles (già dal nome..) è una festa di pietre instabili e ghiaccio.




La discesa è lentissima e Gianni rischia più volte di spaccarsi un femore. Non si sà perché, lui sprofonda fino alle anche mentre il sottoscritto piroetta sopra la neve come una ballerina del Tolstoi.

A mezzogiorno le condizioni del pendio sono pietose, ci sono scariche ovunque e continue svalagate di neve marcia. Ringraziamo di essere partiti subito.. senza esserci fermati a fare pausa.

Utilizzando un po' la picca e un po' l'ormai comprovato metodo del dottor Culeman riusciamo in 3 ore a raggiungere i pianori del vallone delle Savine. Siamo completamente bagnati, mi trovo neve perfino dentro le orecchie.

Decidiamo di fermarci ad asciugarci almeno i piedi, così abbiamo modo di riposarci e ammirare il bel paesaggio intorno a noi.

Provati e in piena fase mistica... non riconosciamo neppure Alfio, il presidende del Cai di Coazze, dedito all'escursione verso il lago delle Savine. Riesco a riconoscerlo solo dopo aver riconosciuto il suo cane Shaqqy!

Il ritorno lungo il sentiero si svolge senza intoppi. Il Gianni, pervaso dal sacro fuoco della gnagna, trova ancora la forza per correre dietro, come un galletto, ad un paio di francesi... mentre io, da buon asceta, medito sulla prossima ascensione... E ad un possibile ritorno sulla Bessanese...





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