sabato 27 agosto 2011

Uja di Bessanese - Spigolo Murari

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  • Quota partenza (m): 1787.
  • Quota vetta (m): 3604.
  • Dislivello complessivo (m): 1800, più almeno 200 di munta cala.
  • Difficoltà: AD+.
  • Prima salita: Murari, 1920 dc (dopo cristo). 
  • Località partenza: Pian della Mussa (Balme TO).
  • Tempo totale impiegato almeno 20 h.
  • In compagnia di Gianni.









Una montagna che ami oppure odi. Non ci sono vie di mezzo. Selvaggia e Solitaria come poche altre nella zona del Torinese. Difficile incontrare qualche anima in vetta e ancor meno condividere la salita con altre cordate.

La proposta è arrivata dal Gianni pochi giorni fa: "Dave, ho visto su gulliver lo Spigolo Murari. Sembra alla nostra portata". Io lo conoscevo già di nome e devo dire che quando mi ha proposto i suoi intenti ho avuto un bel brivido lungo la schiena... Eravamo reduci da una bella sgambata (in giornata ovviamente)  sul Viso e l'idea di ripetermi sulla Bessa di certo non avrebbe fatto piacere alle mie ginocchia. 
Ma pazienza, ho detto di sì con l'unico veto di volerlo fare in giornata. Gianni ha ovviamente accettato, visto che non sapeva cosa lo aspettava!

Partenza alle 2:00 da casa mia.  Zaini belli carichi, non conoscendo le cundisiun abbiamo preso tutto l'armamentario da roccia + picca e ramponi, della serie "inarrestabili".
Inforcato gli scarponi alle 4:00 e saliti pian pianino lungo il bel sentiero che porta al Gastaldi. Superatolo abbiamo preso per la simpatica morena che silenziosa ci ricorda quanto i ghiacciai erano grandi fino a pochi anni addietro. 
Intorno alle 9:00 attraversiamo senza problemi quel che rimane del ghiacciaio della Bessanese e in breve arriviamo alla famosa vena bianca che segna l'inizio della via. 

Già dal Gastaldi, siamo rimasti impressionati dalla mole della Bessa... enorme; con quella lama di coltello (sarebbe ahimé proprio il murari) che si staglia ardita proprio davanti ai nostri occhi... Il Gianni tentenna: "ma diofa, io su di lì non salgo, Dave, Ma siamo sicuri ?".
Il "Ma siamo sicuri" diventerà  un'intercalare tra i più utilizzati dal Gianni...

Dopo una pausa, calziamo le scarpette e prepariamo il materiale d'arrampicata. Gianni apre il primo, di infiniti tiri, su placca.

Gianni, come al solito, preferisce proteggersi chilometricamente.  
Sfortunatamente manca l'uscita e va ad incastrasi sotto un tetto. In aggiunta su circa 40 m di tiro non ha messo alcuna protezione. Decido di partire io, tenendomi un po' più a sinistra, lo raggiungo, non senza difficoltà dato che non sono un amante della placca... Riesco a superarlo e a raggiungere la cengia che divide il primo tiro dallo spigolo vero e proprio.

Ravando per sfasciumi e salutando i vari stambecchi che saltellano in giro, raggiungiamo quello che sembra il nostro attacco. Una crestina alta alcuni metri che, bella continua, sembra finire contro il cielo.
È sottile, molto esposta e con un lato in ombra sulla parete nord della bessa. Gianni per la seconda volta ripresenta la sua questione metafisica "Dave, ma siamo sicuri ?". Vedo le soste che brillano lungo la cresta, a circa 50 60 metri l'una dall'altra.

Decidiamo di provare almeno il primo tratto. Il "provare" con una corda da 60 su un tiro da 60 m vuol dire fare tutta la via... L'arrampicata alla fine è divertente, una volta che ci si abitua all'expo notevole si sale abbastanza rapidi. Ad ogni sosta recupero gianni, che preferisce per questa volta salire da secondo.  


A circa metà via sul versante nord
I tiri si susseguono come anche i primi torrioni, dove si concentrano le difficoltà maggiori: alcuni passaggi di IV non sempre su roccia buona. Il lato nord è gelido e per più di una volta mi becco la bollita alle mani. 

Salire protetti ci fa perdere parecchio tempo, circa 30 minuti a tiro (i tiri saranno 10 in tutto) e il tempo si sta guastando abbastanza velocemente. Come spesso accade nelle valli vicine alla pianura, le nebbie arrivano intorno a mezzogiorno. La visibilità cala al di sotto dei 10 m e riusciamo a comunicare unicamente con la voce. Continue scariche di pietre lungo la parete est rendono la situazione ancora più frizzante... 

Doppia nel vuoto
Le temperature scendono e il freddo inizia a farsi sentire sui muscoli. Sugli ultimi tiri non riesco più a recuperare Gianni, gli attriti della corda sulla roccia sono notevoli e le mie braccia sono già parecchio stanche. Decidiamo di invertirci e Gianni immerso nella nebbia apre i tiri rimanenti progredendo, per accelerare i tempi, in conserva. Arriviamo sotto il segnale Rey alle 1430. La nebbia si dirada e scopriamo che sul versante francese c'è bel tempo. Sollevati proseguiamo su una cengia sul lato orientale che ci conduce al segnale Baretti. Da qui con un'agile doppia nel vuoto (su cordino.. e che cordino... e che legatura... su un pietrone appoggiato) che Gianni si ricorderà per il resto della vita raggiungiamo il segnale Tonini, dove finalmente finiscono le difficoltà. O quasi.

L'attraversata dei segnali ci ha portato via quasi un'ora e dopo una breve pausa all'ombra della madonna (in tutti i sensi), Gianni riprende a parlare (prima bestemmiava solo più) e alle 16:00 iniziamo la discesa delle discese.

Il primo tratto vola via velocemente, perdiamo solo tempo a rimetterci gli imbraghi per la doppia sopra il canale. Arrivati al colletto, da cui si dirama la cresta che porta alle Pareis e il canale Sud, abbiamo la bella idea di inoltrarci all'interno di esso. Ci aspettano 6 doppie su chiodo singolo sotto una bellissima doccia di scariche di pietre. In aggiunta verso il fondo c'è ancora della neve e siamo costretti a caricare con quasi tutto il nostro peso i chiodi. Finiamo anche i maillon e proseguiamo le doppie facendo passare la corda direttamente nel chiodo. Una festa che ci riserva anche la sorpresa finale: tra una sosta e l'altra la corda da 60 non basta. Con grandi acrobazie riusciamo a calarci oltre i limiti della lunghezza della corda e alla fine raggiungiamo la base del canale.

Una volta attraversato, per sfasciumi, ci incamminiamo verso la nostra prossima meta: il colle d'Arnas. Intanto sono le 1800 e il mio cellulare ha deciso di spegnersi definitivamente.
Raggiungiamo il ghiacciaio d'Arnas alle 19. È un concerto di scariche: il sole batte contro la cresta che porta a punta Maria e non c'è una pietra ferma. Enormi funghi di ghiaccio, che sorreggono pietre grosse come una macchina, decidono di rompersi proprio quando passiamo; che casino sembra di essere a Portapalazzo!
Passiamo veloci, quasi di corsa. La sicurezza la lasciamo definitivamente, un osservatore vedrebbe due fol al crepuscolo che saltellano tra i crepacci senza ramponi e slegati. Non si sa come, arriviamo alle 1930 al Colle d'Arnas, un altro bel posto sfasciumoso. Consumiamo le ultime cibarie che ci restano e ripartiamo per il Gastaldi. Verso le 2030 la luce è oramai un ricordo, la mole nera delle rocce Pareis rende tutto ancora più tetro... Rimontiamo le frontali e verso le 2130 varchiamo la porta del Gastaldi. 

Il Chiosso ci accoglie con una bella torta ai mirtilli. Forse crede che siamo dei fantasmi o, guardando i miei occhi, dei vampiri: ho le lenti a contatto da 18 ore. È il caso di toglierle.. ovviamente gli occhiali sono in macchina, 900 m più in basso. Pazienza scenderò a "naso". 

Ci intratteniamo con Roberto un'oretta. Si parla di montagna, del canale Balduino e di una sua possibile attrezzatura per la discesa. Siamo stanchi, ma contenti per la nostra piccola impresa.  

Alle 2230 si riparte per l'ultimo sforzo. Sta arrivando un temporale, vediamo i lampi sulla pianura. In circa 1,5 ore siamo alla macchina. Gianni mi precede di una decina di minuti. Io, accecato, non sempre trovo il sentiero e più di una volta mi ritrovo a vagare per prati e brunsei.

La nostra avventura si conclude all'una e mezza dopo un viaggio mistico in macchina. Mai è stato così lungo fare Balme-Giaveno.

Quante ore? Non lo so, i conti li lascio fare a voi.

*Foto in apertura cortesemente presa in prestito dalla rivista "Meridiani Montagne", speciale Valli di Lanzo, N°40 Anno VIII Settembre 2009, pagina 111. 




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